Otto ragioni per votare “sì” al referendum

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Secondo me, vi sono almeno otto ragioni per votare «sì» al Referendum costituzionale.. Le enumero:

1) La ragione delle ragioni è che la riforma costituzionale crea le condizioni di una democrazia autentica e decidente, in quanto la titolarità pressoché esclusiva della Camera dei Deputati di fare le leggi ne accresce l’importanza e la responsabilità e la impegna di più e meglio nel controllo del governo. Il quale, a sua volta, può operare più efficacemente, non rallentato dal ping-pong legislativo Camera-Senato. Peraltro solo in Italia c’è il bicameralismo perfetto. E’ inoltre un bene che il Senato si occupi di poche materie e veda vistosamente ridotto il numero dei suoi componenti.

2) Il nuovo modello parlamentare è utile a una società come quella in cui viviamo in cui la rapidità e la forza dei cambiamenti richiede un potere decisionale altrettanto rapido e forte per poter incidere su di essi in modo positivo.

3) Si riducono i costi delle politica e il numero dei parlamentari e si mette ordine nel caos delle competenze di Stato, Regioni e Comuni, dando anche ai cittadini il diritto di concorrere a fare una legge, dal momento che il Parlamento è tenuto a discutere una proposta di legge di firmata da 150 mila persone.

4) La vittoria del «no» lascerebbe le cose come stanno, in quanto il fronte delNo è un guazzabuglio talmente eterogeneo che – come dice Arturo Parisi – non è in grado di accordarsi neppure sul bar dove prendere il caffé. Il collante che lo unisce. è far cadere Matteo Renzi.

5) Colpisce negativamente vedere una certa sinistra, dentro e fuori il PD, fare causa comune con: i leghisti, che sono un “revival” di fascismo bottegaio e strapaesano, caratterizzato da lepenismo razzista; i grillini che hanno un codice etico che vale per gli altri e non per loro e sono tanto incapaci di governare quanto graditi alla destra; i neo-fascisti di Fratelli d’Italia che provengono dal MSI che non votò la Costituzione; i berlusconiani, la cui unica nota positiva è di essere in disarmo.

6) Il «no» di certi ex comunisti è culturalmente narcisistico, politicamente sbagliato, privo, in modo autolesivo, di memoria storica. Il narcisismo culturale consiste nel ridurre la discussione alla questione di una presunta perfezione architettonica della Costituzione, dimenticando che essa assegna pochi poteri all’Esecutivo in ossequio al timore, all’epoca fondato, di un ritorno al fascismo. L’errore politico rinvia all’innaturale alleanza con una destra plebea, autoritaria e antieuropea, in nome di un furore antirenziano tutt’altro che “eroico”. La scarsa memoria s’identifica, accettando persino il sistema delle preferenze, con il farsi paladini del diritto del popolo di scegliere i propri deputati. E’ questo un diritto sacrosanto. La legge elettorale, che accompagna la riforma costituzionale, va cambiata. Ma non dimentichiamo che veniamo da un partito, il PCI, in cui gli organismi dirigenti a tutti i livelli erano votati per alzata di mano su una “lista bloccata”, mentre la scelta dei deputati non era certo lasciata al popolo, ma era un privilegio degli organismi dirigenti del partito che “designavano”coloro che dovevano essere eletti, mentre gli altri candidati erano “portatori d’acqua”, privi cioè del diritto di essere eletti al posto di un “designato”.

7) Questo referendum ha anche un valore simbolico:mantiene il positivo, ed è tantissimo, della Costituzione ma apre una fase nuova proprio perché chiude una storia quarantennale poco democratica: la storia del PCI che, solo con Berlinguer e Occhetto, scoprì “il valore universale della democrazia”, liberandosi dallo stalinismo; la storia della DC che è stata il partito-Stato che costruì un antistato criminale fatto di servizi segreti deviati, mafia, piduisti, affaristi e autori di tentativi di golpe e di stragi. Solo tra il 1960 e il 1970 se ne contano tre più la strage di Piazza Fontana nel 1969. Moro fu assassinato dalle Br, aiutate da oscuri mandanti, per aver tentato di rendere la DC un partito “normale” e di allargare l’area democratica.

8) L’Italia ha diritto a una nuova storia, veramente democratica; i suoi giovani hanno diritto a vivere sotto la volta di un cielo stellato piuttosto che sotto il soffitto di chiese, anzi sacrestie, ideologiche.
edito dal Quotidiano del Sud