Padre Enzo Fortunato ricostruisce la storia del presepe

0
691

CAVA DÈ TIRRENI. Betlemme ne è la sede istituzionale, Greccio lo ha visto nascere, S. Gregorio Armeno ne è la patria, un frate francescano ne è il cultore: padre Enzo Fortunato, Frate Minore Conventuale, giornalista e scrittore, è uno dei più autorevoli cantori del “poverello di Assisi”, ed ha presentato l’ultima sua opera “Una gioia mai provata”, presso la sala Cenacolo del convento di San Francesco e Sant’Antonio di Cava de’ Tirreni, libro che racconta la nascita del primo presepe e questo volume resta stabile al primo posto nella classifica tra i best seller della fede stilata da Avvenire. Presenti il Sindaco della città metelliana, l’arcivescovo Soricelli, il presidente dell’associazione giornalisti Cava-Costa d’Amalfi, Romanelli, nonché Enrico Passaro, Capo Ufficio Vicario del Cerimoniale di Stato della Presidenza del Consiglio, che ha colloquiato con l’autore. Dibattito vivace, interessante, ma, soprattutto ricco di novità presepiali che poco si conoscono e che riguardano le simbologie dei vari personaggi, interrotto solo alle 20.50 in quanto frate Fortunato non viene mai meno ad un appuntamento quotidiano con una folla di followers che seguono la sua diretta su Facebook, momento di spiritualità, di fede, di grande impatto con giovani e meno giovani.

IL LIBRO

Ottocento anni fa nacque in una grotta di Greccio. Fu una rivoluzione, e il francescano giornalista la definisce “la più grande protesta silenziosa che il Santo mette in atto nel suo cammino. Protesta verso una società e una Chiesa che utilizzavano la Croce di Cristo come vessillo per le Crociate, che avevano dimenticato il valore della tenerezza e dell’attenzione verso il prossimo, il più debole, il lebbroso”.

Padre Enzo ripercorre la storia e la spiritualità del presepe ad 800 anni dall’intuizione di San Francesco, che lo inventò nel 1223. Sì, sono ottocento anni. E se c’è un segno che da quell’epoca continua ad arrivare a noi, uomini e donne presi dalla nostra quotidianità e dalle tremende cronache dal mondo, questo è il presepe. Opera in cui, sottolinea Padre Fortunato, “Francesco vuole ricordare la pace per tutti, sia per i fedeli che avevano dimenticato Cristo, sia per gli infedeli che lo avrebbero riconosciuto nel tempo secondo la Provvidenza divina”. L’incontro con l’autore si è tenuto a Cava, per un motivo molto semplice:
Nel convento di San Francesco e Sant’Antonio di Cava de’ Tirreni si trova, presumibilmente il presepe più antico della città.Con la venuta a Cava dei francescani (24 febbraio 1501) i seguaci del poverello di Assisi allestirono il primo presepe nell’anticamera davanti alla Sacrestia dove adesso sono i confessionali, all’epoca chiamata Cappella del Santo Presepe. Questa tradizione si è portata avanti nel tempo ingrandendosi sempre di più tanto che verso la fine dell’Ottocento ed inizi del Novecento il presepio si faceva sulla navata destra della chiesa, entrando dal portone principale, e arrivava fino alla cappella dell’Immacolata. La storia ci racconta che la collezione era composta da circa 1000 pastori e animali databili al Settecento e Ottocento. Ta le pregevoli statuine spiccano quelle del cavese Alfonso Balzico.
Il terremoto del 23 Novembre del 1980 distrusse la chiesa quando il presepe era già allestito sotto la navata sinistra. Fu danneggiato notevolmente ma per fortuna gran parte dei pastori furono salvati e conservati. Grazie alla tenacia dei frati minori e di alcuni cavesi quali il Maestro ceramista Alberto Bucciarelli ed alcuni  esperti dell’arte presepiale tra cui spicca la figura di Pasquale Milite il presepe del Convento di San Francesco riprese di nuovo vita. Attualmente, è possibile visitare il bellissimo e grandissimo Presepe Monumentale  dai primi di Novembre fino alla fine di Gennaio, sempre aperto durante tutte le feste Natalizie e su prenotazione   in tutti i giorni dell’anno.  Esso copre una superficie di oltre 1000 metri quadrati ed è allestito al primo piano di un’ala del convento. Un presepe che si percorre attraversando le scenografie del presepe settecentesco napoletano. Molto suggestiva è la riproduzione della Natività. La collezione conserva ancora pastori e animali databili fine Settecento inizio  Ottocento tra le quali quelli dello scultore cavese Alfonso Balzico. Il presepe non è soltanto l’espressione artistica della natività, ma rappresenta il microcosmo della società napoletana nei secoli. L’espressività e la gestualità dei personaggi, le particolari ambientazioni, gli elementi decorativi, i colori e la scelta dei materiali sono il riflesso di una vivacità unica e molteplice, alimentata dalla secolare e quotidiana convivenza di etnie e culture. Il periodo storico di massima espressione dell’attività presepiale è il settecento e, come prodotto d’arte, è influenzato dalle mode culturali e letterarie dell’epoca, tra cui l’Orientalismo che
nel presepe invase tutte le forme di decorazione, dagli abbigliamenti agli arredi della nobiltà napoletana, nel presepe napoletano alimenta la fantasia degli scultori che danno forma a vari personaggi orientali e levantini. L’opulenza orientale di stoffe arricchite di gioielli e smeraldi, la particolarità delle armi e degli strumenti musicali, la ricchezza delle corti viene sapientemente riprodotta nella rappresentazione di alcuni personaggi tipici del presepio del settecento. L’abbigliamento alla turca e turbanti recante il simbolo della mezzaluna argentea, vesti lunghe ricamate in argento e oro, giubbe con inserti di velluto e bottoni di corallo, sono tra gli elementi di maggiore spettacolarità del presepe Monumentale del convento di San Francesco. Il presepe del settecento, con i suoi personaggi tipici quali pastori e villici, borghesi e suonatori, impreziosito dalla presenza orientale di mori e levantini, non è solo l’immagine di un’epoca storica, ma anche l’ipotesi di una possibile convivenza tra vecchio e nuovo, tra occidente ed oriente, dove la diversità culturale è sinonimo di arricchimento e di bellezza. Se un paio di secoli fa, la rappresentazione della natività subiva piacevolmente il fascino dell’altro, oggi il presepe sembra essere idealmente l’ultimo posto del mondo in cui l’altro è perfettamente integrato in una società multiculturale e multietnica, dove la diversità non fa paura ma è fonte di ricchezza. Lo stupore quasi fanciullesco di fronte al mistero del Natale è paragonabile solo a quello con cui San Francesco guarda le meraviglie del creato, quel medesimo stupore manifestato dai più piccoli che sostano, ad ogni latitudine e longitudine, di fronte alla capanna di Betlemme.

Padre Enzo Fortunato è Frate Minore Conventuale, giornalista e scrittore. E’ nato a Northampton il 24 novembre del 1966, da una famiglia proveniente dalla Costiera Amalfitana. È stato ordinato sacerdote nel 1994 nel Duomo della sua città di origine: Scala. Dal 1997 al 2021 è stato direttore della Sala stampa del Sacro Convento di Assisi e della rivista San Francesco. Nel 2003 ha ideato l’evento televisivo solidale di RAI1 “Con il cuore, nel nome di Francesco”.
Ogni sabato mattina alle 8,20 dopo l’edizione del tg1 conduce con il giornalista Piero Damosso la rubrica
Tg1 Dialogo.
Ha ottenuto un buon successo la rubrica “In Cammino – nei luoghi del Natale” che è terminata il 28 dicembre u.s.
La trasmissione è stata condotta con la giornalista Giulia Nannini.