Parolin: il Papa da Mamma Schiavona? Non perdiamo le speranze

L'appello del legato pontificio: le differenze sono una ricchezza. La Chiesa attenta ai problemi di chi deve fare i conti con la precarietà

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E’ una festa di fede che coinvolge l’intera comunità a caratterizzare le celebrazioni dei 900 anni del santuario di Montevergine. Una festa in cui la devozione per la Vergine non può che abbracciare il difficile momento che vive il paese, dalla precarietà che vivono tanti alla guerra in Ucraina. Lo sottolinea il cardinale Pietro Parolin, legato pontificio, nella cerimonia inaugurale dell’anno giubilare. Ad accompagnarlo l’abate ordinario dell’abbazia territoriale di Subiaco, dom Mauro Meacci e l’abate ordinario dell’abbazia territoriale di Santa Maria di Monte Oliveto Maggiore, don Diego Gualtiero Rosa.

“Ho coltivato fin da bambino – spiega Parolin – la devozione alla Vergine che si esprime in questo atto di omaggio. Ma la giornata di oggi diventa anche l’occasione per riconoscere l’importanza della presenza dei monaci benedettini, ci fa ricordare quanto siano preziose le nostre radici, quanto il presente abbia senso solo se vissuto ancorato al passato. Queste nostre radici cristiane devono animare il nostro impegno civile”. Si dice onorato della cittadinanza onoraria e del dono della chiavi della città “questo mi lega ancora di più alla comunità. La Chiesa, come ci esorta a fare Papa Francesco, vuole essere vicina alla gente che vive una quotidianità non sempre facile e deve fare i conti con numerosi problemi, particolarmente in Campania. Il nostro impegno di fede ci sprona ad essere solidali, ad essere buoni samaritani, a tentare strade di dialogo ma è chiaro che neppure la Chiesa ha tutte le soluzioni. Al tempo stesso, può partire da valori come lo spirito di cura e di presenza. Confido che i governanti sappiano trovare soluzioni adatte, Padre Francesco vi è vicino con la preghiera a Mamma Schiavona che tutto concede e tutto perdona. Questa celebrazione ha anche questo significato, prendersi cura dei problemi della gente, chiediamo allo Spirito Santo di riuscire a mettere insieme le nostre differenze”.

Ribadisce, con un chiaro riferimento alla guerra in Ucraina, come “L’unità non è uniformità, non dobbiamo aspirare ad essere tutti uguali, le differenze e le diversità non devono essere fonte di conflitto ma ricchezza per tutti. E’ evidente quanto sia importante la preghiera dello Spirito Santo perchè davvero converta i cuori di chi governa a questo modo di operare”. E sul possibile arrivo di Papa Francesco “E’ Papa Francesco a decidere quelli che sono gli itinerari, per quest’anno ha in programma altri viaggi ma non perdiamo le speranze”. Ricorda di “essere venuto a Montevergine già due anni fa ma questa volta ho potuto gustare in funicolare la bellezza della terra irpina e la genuina devozione di questo popolo”. Sottolinea come “C’è un pericolo nel consegnare le chiavi della città a qualcuno, che possa entrare in qualsiasi momento in casa ma io so che qui sarò sempre accolto con calore. La mia devozione alla Vergine viene raffozarata da questo nobile attestato. Mi sento ancora più legato da vincoli d’affetto a questa abbazia”.

Rivolge il suo saluto speciale al corpo diplomatico dei paesi del mondo “che hanno accolto famiglie di campani, portandovi la fede per la Madonna con la costruzione di chiese e luoghi di culto”. Ricorda come “l’icona che raccoglie le speranze e le angosce dei fedeli fu un omaggio della famiglia angioina di Napoli alla comunità dei monaci”

A fare gli onori di casa l’abate Riccardo Guariglia che nel salutare il cardinale, “il nostro primo pellegrino”, gli chiede di ”portare a Papa Francesco, che ha già dimostrato affetto e devozione per la Vergine, l’eco della nostra fede e della nostra gioia. L’accogliamo oggi come nostro concittadino”.

E’ il presidente della Regione Vincenzo De Luca a sottolineare come “Celebriamo oggi un’occasione di festa e di gioia. Saremo vicini all’abbazia in quest’anno giubilare che vuole essere un momento di spiritualità che offriamo a tutti il mondo”. Ricorda come la “fede per la Madonna di Montevergine è cresciuta nel ricordo degli emigranti, costretti a partire per vivere, hanno sempre guardato a Montevergine come a un faro, come a un simbolo delle radici da tenere vive. Ci auguriamo che la Vergine Madre possa essere di ispirazione per l’azione di pace in cui è impegnata la chiesa in questo momento, che la Vergine guardi ai figli che muoiono nelle acque del Mediterraneo”. Ribadisce “che c’è bisogno di qualcosa di più della politica e della burocrazia, c’è bisogno di una ispirazione religiosa che possa segnare l’animo di chi governa, che ponga fine a questo bagno di sangue in Ucraina, ritrovando le radici dei nostri padri e riscoprendo un messaggio di pace per un cessate il fuoco che oggi appare difficile. Abbiamo ascoltato Papa Francesco che ci ha ricordato come ‘Se si sceglie la guerra tutto è perduto'”. Quindi rivolge il suo saluto al prefetto di Vercelli Parente, simbolo di “quella solidarietà nazionale necessaria tra Nord e Sud. Anche in questo l’ispirazione verginiana sarebbe utile”

Il ministro dell’interno Matteo Piantedosi ricorda come “Il mio legame con questi luoghi ha radici profonde, legate all’indirizzo di vita e agli insegnamenti che hanno orientato la mia quotidianità. Questo santuario è un monumento all’etica laica di servizio, di rilievo per chi si riconosca nell’appartenenza ai valori democratici, questo monito è evidente nella regola di San Benedetto che giunge qui, seguendo l’esempio di San Guglielmo. Fonda la regola in un momento difficile per l’Occidente, qui, nel centro del Mediterraneo, verranno gettati i semi di un modello di comunità basato sulla centralità della persona, dal forte significato politico e attuale in un momento come questo, di svilimento della cultura cristiana. San Benedetto affermerà un microsistema sociale che racchiude in sè la formula più evoluta della convivenza cristiana, un microsistema a vocazione universale. C’è molta attualità nel suo invito ad accogliere gli uomini come sono, tenendo conto dei vulnerabili, valorizzando le loro disuguaglianze nel sapere, nell’intelligenza, nella resistenza fisica, ognuno con le sue differenze, affidandole ad una guida saggia come quella dell’abate. Un uomo che guiderà le sue pecore con discernimento  e moderazione. La grande forza del suo insegnamento sarà nel rifuggire l’appiattimento e nell’ispirazione a prendersi cura dei fragili con tenerezza ed equilibrio. Pensiamo a quanto risuoni tuttora il principio dell’osservanza, legato a tutti i momenti della vita, significa compiere con zelo la missione affidata a ciascuno di noi, svolgerla con concentrazione, senza negligenze, restando padroni di sè e ricorrendo al pensiero razionale per orientare comportamenti. La regola nasce per garantire un’ordinata convivenza tra molti, nel rispetto dell’altro, un principio che fa parte del patrimonio di ciascuno di noi”.

Ricorda come “la statua di San Benedetto riuscì a resistere al terremoto nella piazza davanti al duomo di Norcia, non è un caso che sia il patrono d’Europa, si può affermare che il suo messaggio di convivenza tra i popoli non abbia vacillato in quell’occasione e dobbiamo fare sì che non vacilli in tutti i terremoti, non solo fisici. Intorno a quella statua è iniziata la ricostruzione e intorno a quegli insegnamenti potrà reggersi l’architettura di valori da cui discende la nostra democrazia”

Il ministro della cultura Gennaro Sangiuliano parte dalla memoria personale “Per me Montevergine è un luogo del cuore, in ogni mese di maggio dovevo portare la mia mamma, devota a questo luogo, al santuario. Così, piano piano, ho acquisito la consapevolezza della devozione che esprime l’abbazia. Cultura deriva da colere che significa ‘coltivare’, fare cultura significa essere consapevoli dell’importanza di luoghi come questi, poichè costituiscono la geografia identitaria della nostra nazione. Novecento anni sono un appuntamento importante. Non possiamo dimenticare che gran parte della filosofia greca ci è stata trasmesso da chi ha presidiato questi luoghi. Montevergine rappresenta il pilastro della nostra spiritualità e del nostro sistema valoriale. Mi fa piacere che chi aveva creduto in un’estrema secolarizzazione della società voglia recuperare oggi il valore della sacralità. Mi piace citare le parole di Benedetto Croce che sottolineava “perchè non possiamo non dirci cristiani”. Il cristianesimo è tra le più alte dimensioni spirituali. Aristotele ci ricorda che mentre gli esseri viventi hanno luoghi naturali, gli uomini hanno luoghi che sono stati prodotti in secoli di storia, una produzione non solo materiale, come quella a  cui si richiama Leopardi nella Canzone d’Italia, citando colonne e mura come testimonianza della nazione ma anche immateriale, di radici che non gelano mai”

E’ quindi il sindaco di Mercogliano Vittorio D’Alessio a consegnare al cardinale Parolin la cittadinanza onoraria di Mercogliano e la chiave della città realizzata in terracotta dagli allievi del De Luca, rivestita di oro zecchino, una mitra e infie il calice in oro da consegnare al Papa. “Celebriamo un percorso di nove secoli. Nonostante le sfide del presente – sottolinea D’Alessio – Montevergine continua ad essere un faro per tante persone che hanno bisogno di misericordia e gesti concreti di accoglienza. Con questo spirito, insieme alla comunità di Mercogliano, esprimo l’auspicio che l’anno giubilare possa rappresentare non solo un’occasione per riappropriarci della nostra storia ma anche per favorire il processo di crescita spirituale e religiosa. Siamo orgogliosi di conferire al cardinale Parolin la cittadinanza onoraria per l’alto magistero a sostegno della pace e per il contributo alla costruzione di una società più giusta, per l’amore che ha già avuto modo di mostrare per la nostra città e la forte devozione per la Vergine. La preghiamo di far giungere al Papa il ringraziamento di Mercogliano per il suo magistero fecondo che richiama noi amministratori alla comune ricerca del bene comune  e dei valori che garantiscono stabilità alle nostre comunità”.

Quindi è la chiesa del santuario ad accogliere la santa messa officiata dal cardinale Parolin in uno spazio gremito in ogni ordine di posto, concluso dalla benedizione papale accompagnata dall’indulgenza plenaria. Ad accogliere il cardinale e i ministri i piccoli studenti di Mercogliano con le loro bandierine e l’Orchestra di fiati del Cimarosa. Numerose le autorità presenti in sala, tra gli altri il prefetto Paola Spena, il procuratore Domenico Airoma, il parlamentare Michele Gubitosa, i consiglieri regionali Vincenzo Ciampi, Enzo Alaia e Livio Petitto, il presidente della Provincia, Rino Buonopane, la consigliera delegata alle Pari Opportunità della Regione Rosetta D’Amelio, Gerardo Capozza,  Carlo Sibilia, il presidente del Cimarosa Achille Mottola, i rappresentanti delle forze dell’ordine, dai Vigili del Fuoco a Polizia, Carabinieri e Finanza, i sindaci di numerosi comuni del territorio e i vescovi delle diocesi irpine. A portare i propri saluti anche il prefetto di Vercelli, nel segno del comune culto di San Guglielmo, l’irpino Lucio Parente. Tanti i fedeli saliti a Montevergine per partecipare alle celebrazioni, grazie alla funicolare che si conferma preziosa e funzionale con corse gratuite prese d’assalto dai cittadini. Ed è l’icona di Mamma Schiavona nella cappella a lei dedicata a richiamare ancora una volta il maggior numero di pellegrini tra sguardi carichi di speranza rivolti alla Vergine e preghiere.