Partiti senza dignità

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Il Pil va giù, sale la disoccupazione. Aumenta il debito pubblico, lo spopolamento dai paesi del Sud è piaga irreversibile. I paesi muoiono, la classe dirigente si mostra come un pugile suonato. Sui mali di questo nostro Paese miracolato dal sole e dalla presenza di importanti monumenti potrei scrivere di più, cercando, come faceva Diogene, quella luce necessaria a illuminare il futuro. Invece no. La realtà mi costringe ad osservare e narrare di un Paese allo sbando, senza politica, con i partiti senza più dignità, con una leadership aggrappata al potere e in nome di questo fare e disfare, a volta in pochi soli minuti, un progetto tenuto insieme da opportunismo, da ambizioni personali, da una costante conflittualità tra coloro che dovrebbero essere difensori dei grandi valori e, al contrario, li affossano. Dall’etica della responsabilità, all’affermazione della questione morale, alla lotta alla povertà, al rispetto dei diritti e dei doveri tutto sembra naufragare per la mediocrità di una politica parolaia e inconcludente. La sinistra si accomoda nella gestione del potere, la destra lo difende: tutto ciò fa rimpiangere le profezie di Norberto Bobbio sull’impegno politico inteso come soddisfazione dei bisogni, nell’interesse delle comunità. Di più: territorio e comunità pilastri della vita sociale e civile si sono trasformati da reticolo di democrazia in occasione di opportunismo spietato. E’ il risultato della irresponsabilità di una classe dirigente, succube di ambizioni egemoniche e di partiti senza dignità. Le scene di queste ore con protagonisti Zingaretti, Di Maio, Salvini e Berlusconi (ma altri si accodano) sono la netta raffigurazione di una leadership senza orizzonte. ma sempre più avvitata nella gestione famelica del presente, senza la capacità di proiettare lo sguardo verso il futuro. Forse tutto questo non durerà molto. Ma è, e sarà, disastroso per il tempo che ci è dato vivere. Occorre una grande idea. Può essere recuperata dalla memoria del nostro Paese. Quando politica, partiti e leadership si dividevano sull’appartenenza, ma avevano un solo obiettivo: il bene dell’Italia e del suo popolo.

di Gianni Festa