Per il bene di Avellino le cose che non devono accadere per il futuro

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I commenti del dopo voto in città risentono del modo in cui si è svolta la campagna elettorale. Io penso che tre sono gli elementi di grande attenzione. Il primo: il populismo che ha connotato la vittoria di Gianluca Festa, con il suo parlare alla pancia degli avellinesi, accompagnato da un rassicurante e mai smesso sorriso. In tempi cupi, come quelli che viviamo, l’ottimismo non guasta. Il secondo: la sfida tutta interna al Partito democratico che anche in questa occasione non è riuscito a fare sintesi unitaria. Se questo atteggiamento dovesse durare la città e suoi enormi problemi ne risentirebbero non poco. Il terzo elemento: la vendetta al posto della politica. Gli esempi non mancano, anzi sono rilevanti. Venire a conoscenza che personaggi di grande levatura politica e di forte impegno politico come Ciriaco De Mita e i suoi pochi Popolari ancora esistenti danno il consenso a Festa solo perchè dall’altra parte Maurizio Petracca, fino a poco tempo fa fedelissimo di Nusco, ha sostenuto Luca Cipriano è davvero cosa disdicevole che offende la ragione politica. Come pure il ruolo svolto dalla sinistra, un tempo pura e dura, e oggi attestata sul fronte di chi ha distrutto Avellino. Queste sono le cose che non sarebbero dovute accadere. Anche perchè fino a poco tempo fa nel mirino di De Mita e della sinistra la caccia al piccione era nell’individuazione di Gianluca Festa. Lasciamo perdere le bestemmie a lui indirizzate. A tutto ciò si aggiungono gli errori del competitor Luca Cipriano. Ottimo e per niente paragonabile il suo programma a quello di Festa, ma lo ha presentato spesso con una dose eccessiva di supponenza, cosa che ha destato grande sospetto negli elettori. E ancora. Egli non è stato generoso con la storia della città, demolendo il passato senza discernimento, fino a disconoscere una classe dirigente che si era battuta per consegnargli il simbolo del partito. Talvolta è sembrata anche eccessiva la sua prudenza nel legittimare la presenza di suoi autorevoli sostenitori o, viceversa, nel beffeggiare i suoi oppositori. Esagerata anche l’esposizione mediatica. Tutto qui? Per ora è sufficiente. La cosa che non bisogna fare ora è un’opposizione in Consiglio strumentale. Gli errori siano di insegnamento. Da oggi si lavori per l’unità del Pd, per una politica senza rancore, con unità di intenti per consentire a Festa di far risorgere Avellino.

di Gianni Festa