Povertà, riflessi in Irpinia

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La povertà in Italia, dopo il lieve calo del 2020, è in crescente aumento. Specialmente nel Meridione, Campania compresa. Il divario con il Nord è aumentato e le risorse del PNRR che dovrebbero favorire l’avvicinamento al centro-nord, rischiano di andare in fumo per il tentativo di regionalizzazione più autonoma che la ministra Gelmini, auspice F.I. e la Lega, vorrebbe far passare in Parlamento. Senza contare le meni della criminalizzata organizzata.

Secondo uno saggio di Saraceno, Morlicchio e Benassi “La povertà in Italia” Il Mulino, la povertà è considerata una colpa.  I salari sono sostanzialmente fermi dal 1992 o addirittura diminuiti del 2,9%. Nel contempo la produttività è sostanzialmente aumentata. Al 2021 le famiglie in povertà in Italia erano il 5,7%: circa sei milioni di persone. La presenza di minori aumenta la povertà. La pandemia prima, la guerra di Crimea dopo e il forte aumento ingiustificato delle materie prime hanno inciso fortemente sul tenore di vita specie dei più deboli.  L’inflazione erode ancor di più lo scarso salario, creando in molti, anche lavoratori precari e a basso reddito, situazioni insopportabili. Anche il ceto medio ne è stato intaccato. Gli aumenti pesano sulle famiglie per circa il 30% in più. La benzina, la luce e il gas sono arrivati alle stelle e insufficienti si stanno rilevando le misure approntate dal Governo per alleggerirne il costo.

Di salario minimo per legge inutile parlarne: il Presidente della Confindustria Bonomi sarebbe favorevole solo per i lavoratori più fragili poiché i contratti collettivi –sostiene- garantirebbe la loro efficacia erga omnes e conterrebbero già le paghe orarie minime. Sulla stessa lunghezza d’onda il Ministro della Funzione Pubblica Brunetta: in Italia non c’è bisogno di salario minimo sancito per legge per le ragioni esposte dal sig. Bonomi. Occorrerebbe solo più controllo facendo rispettare le norme vigenti (Corriere della Sera del 10 giugno). Ma le cose non stanno proprio così, innanzitutto perché le Amministrazioni pubbliche (Ispettorato del Lavoro, Inps, Inail) non controllano o controllano molto poco, e per la grande diffusione del lavoro nero, specie al sud, per i centinaia di contratti fasulli e la scarsa incidenza dei Sindacati che si sono “istituzionalizzati” e fanno da intermediari con l’Amministrazione pubblica ricavando il loro tornaconto ed il potere.

Il salario minimo per legge è già in vigore in molti Paesi europei ed è stata emanata una disposizione della Cee che ne indica le modalità ma non l’obbligo. In Germania, dove il salario minimo esiste per legge e i sindacati contano di più che in Italia, non vi è stato alcun calo di occupazione né di produttività che, anzi, sono cresciute.

Il reddito di cittadinanza, dopo che sono state smantellate tutte le tutele dei lavoratori previste dal Welfare, che era considerato tra i più efficaci del mondo, è rimasto l’unico ammortizzatore sociale che, però, al di fuori delle “balconate” di Di Maio e dei grillini di “aver sconfitto la povertà in Italia” non è cambiato quasi nulla. A parte che non ha trovato alcun posto di lavoro in più, come pure prevedeva. La Scala mobile, la CIG – che pagavano gli stessi lavoratori e imprenditori, sono scomparse, le pensioni ridotte a poco più di un sussidio per la loro trasformazione di calcolo con il nuovo sistema contributivo. I giovani sono costretti ad emigrare o arruolarsi nella malavita.

Al sud, in Campania nelle zone interne va ancora peggio. Ci si arrangia come si piò. Lavoro nero, precariato, stagionalità, non sempre consentono al lavoratore di arrivare a fine mese. Come se non bastasse la insufficienza dei servizi è sotto gli occhi di tutti. In Campania si sta smantellando completamente ciò che resta dell’assistenza pubblica: per le visite mediche occorrono mesi, è stato istituito un budget mensile sulle analisi di laboratori che si esaurisce alla prima settimana, dopo la quale le analisi si pagano. Gli Uffici pubblici sono inaccessibili e la burocrazia inaccettabile. Un solo esempio: i lavori di manutenzione di un ponte sull’Ofantina sono durati due anni. In Giappone sarebbe bastato un mese! L’illegalismo è fisiologico in un tessuto sociale di estrema fragilita.

In compenso per le strade si vedono sempre più macchine di lusso e SUV, i ristoranti sono pieni e le spiagge delle Maldive sono frequentatissime. Chi controlla questi signori? Pagano le tasse che qualche partito vorrebbe abolire? Fra di loro c’è anche qualcuno che percepisce il reddito di cittadinanza? Dov’è lo Stato?

Pietà per i giusti!

di Nino Lanzetta