Presidente, serve scelta condivisa

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Più si avvicina la data del voto per l’elezione del prossimo Presidente della Repubblica e più aumenta la fibrillazione all’interno degli schieramenti. L’attuale fotografia dei grandi elettori delinea una situazione di sostanziale equilibrio tra centrosinistra e centrodestra. A entrambi gli schieramenti, mancano circa una cinquantina di voti per eleggere il capo dello Stato dalla quarta votazione in poi, visto che è di 673 voti la maggioranza richiesta nei primi tre scrutini. Fuori da questo calcolo rimangono quasi cento grandi elettori, deputati e senatori che appartengono a piccoli gruppi parlamentari o non iscritti ad alcun gruppo e che potrebbero giocare un ruolo decisivo in una partita ulteriormente complicata dal voto segreto che spesso rende labili gli accordi di vertice tra i leader. Se entriamo nel dettaglio dei partiti non c’è ancora una luce chiara che faccia prevedere una soluzione. Nel PD il primo obiettivo di Enrico Letta è quello di tenere unito il partito, operazione non semplice. La priorità è arrivare ad eleggere il nuovo Capo dello Stato a larghissima maggioranza perché, questo è il suo ragionamento, non è il momento del muro contro muro ma della condivisione. Il Movimento Cinque Stelle è alle prese con varie turbolenze interne, appare disorientato e Conte sta facendo grande fatica ad indicare una strada valida per tutti. Il risultato è che la prima forza politica del Parlamento non ha ancora una proposta da presentare. Lontani i tempi della prima volta per i Cinque Stelle, era il 2013 e fuori dallo schema PD-PDL di allora, i grillini urlavano in piazza del Parlamento il nome del giurista di sinistra Stefano Rodotà. Un’idea velleitaria ma almeno un’idea. Oggi i Cinque Stelle che dovevano aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno e immaginavano una “rivoluzione” politica sono diventati i principali fautori di chi vuole congelare la situazione anche perché i parlamentari sanno benissimo che nel prossimo futuro c’è un ridimensionamento o se non peggio un’estinzione. Senza una posizione chiara appare anche il centrodestra. Le posizioni sono tre come le tre forze politiche della coalizione. Fratelli d’Italia, coerentemente all’opposizione del governo come ha fatto in tutta la legislatura, gioca di rimessa, Forza Italia che ha sposato il progetto europeo incarnato dall’esecutivo Draghi ha sul tavolo la candidatura ingombrante del suo leader Silvio Berlusconi e la Lega oscilla tra la voglia di Salvini di essere il king maker di un Capo dello Stato di centrodestra e la difficoltà di opporsi ad una figura come quella di Berlusconi. Una confusione che certo non aiuta in questo momento così difficile con la pandemia che ancora tiene sotto scacco il Paese. Il virus, purtroppo, è ancora destinato ad occupare le nostre preoccupazioni e il rischio è che già nelle prossime due settimane la progressione dei contagiati e delle vittime tenderà ad impennarsi. Una drammatizzazione che occorre saper gestire ed è però nei momenti difficili che spesso la politica trova il guizzo e l’unità necessaria. Domani ci saranno i funerali di David Sassoli, Presidente del Parlamento europeo. Aldo Cazzullo ci ricorda che “veniva dal cattolicesimo progressista fiorentino: suo papà, anch’egli giornalista, era legato a Giorgio La Pira, lui si chiamava David come padre David Maria Turoldo. Aveva convinzioni profonde e anche coraggio: mentre molti italiani cercavano un rapporto con la Russia di Putin, lui finiva sulla lista nera per aver difeso i diritti del dissidente Navalny. Aveva fatto onore al nostro Paese in Europa, e sarebbe stato un buon presidente della Repubblica. La speranza è che la sua morte prematura — aveva solo 65 anni — induca i leader a scegliere per tempo una soluzione condivisa e a risparmiarci il penoso spettacolo delle giornate di votazioni a vuoto”.

di Andrea Covotta