Prima del giorno dopo

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La Terra brucia. Il riscaldamento climatico globale – cominciato alla fine dell’Ottocento a causa del progressivo espandersi della Rivoluzione industriale – è oggi valutabile nei termini di 0,7 gradi centigradi. Ben presto sarà di 1,1°C e potrà raggiungere, alla fine del secolo, la spaventosa cifra di 6,4°C.

Com’è noto, il surriscaldamento è provocato dall’«effetto serra», che a sua volta è provocato dall’anidride carbonica che liberano nell’aria i combustibili fossili (petrolio, carbone), dal vapore acqueo e dalla deforestazione selvaggia (si pensi a quel che sta accadendo in Amazzonia).

Come non ricordare che il protocollo di Kyoto del novembre 2009, firmato da 187 Stati e l’Accordo di Parigi del novembre 2015, che impegnava gli Stati a operare in modo tale che la temperatura globale fosse mantenuta “ben al di sotto di 2°C” rispetto ai livelli pre-industriali, sono rimasti lettera morta.

Le conseguenze del surriscaldamento vanno dallo scioglimento inarrestabile dei ghiacciai al Polo Nord e sulla maggior parte delle catene montuose, al riscaldamento e all’acidificazione di oceani, mari, laghi, fiumi, tutti ridotti a discariche innanzitutto di plastica, alla desertificazione di enormi territori, a siccità sempre più accentuata.

E’ previsto che, nei prossimi anni, alle centinaia di specie di piante e di animali già scomparse se ne aggiungerà un altro migliaio. La stessa pandemia di Covid – che ad oggi ha mietuto nel pianeta 4 milioni e 550 mila morti con 291 milioni di contagiati – trova la sua imputazione causale nella distruzione dell’habitat animale, che è l’immediato precedente di ogni zoonosi.

Nella storia della Terra i grandi mutamenti climatici, accaduti a distanza di milioni di anni, sono dovuti all’assestamento dell’asse terrestre. Oggi, mentre la temperatura si tropicalizza, nel guazzabuglio climatico che ha fatto “saltare” il ciclo delle stagioni, si susseguono in continuazione, cicloni, alluvioni, ondate di caldo a temperature infernali e di gelo siberiano. Ci avviciniamo a passi spediti a una catastrofe ecologica di incalcolabili proporzioni.

Il modello di sviluppo capitalistico- finanziario dominante è la causa delle cause di quel che accade, inteso com’è allo sfruttamento senza limiti, oltre che del lavoro umano, delle risorse naturali, al fine della produzione illimitata di merci che danno profitti stratosferici. Si tratta di un sistema tecnico della potenza materiale che manipola, utilizza, plasma la natura a suo piacimento.

Il filosofo Giuliano Minichiello, cogliendo l’essenza della tecnica, parla giustamente di “interiorizzazione della dipendenza” dalla natura. Ma una cosa del genere non è possibile farla perché la natura non cambia le sue leggi e noi uomini siamo natura, facciamo parte della natura.

Occorre al più presto rinunziare a un’economia fondata, per l’utile di pochi, sulla volontà di potenza su uomini e cose, per dare luogo, con riforme radicali, ad un modello sviluppo fondato sul rispetto delle leggi di natura, assecondandole nella produzione dei beni materiali.

La “seconda natura”, quella artificiale delle merci, non può sostituire la natura, la vera e prima natura. E’ già tardi, ma si agisca subito per riformare in modo radicale il modello di sviluppo, prima del “day after”, del giorno dopo la catastrofe, in cui si potrà molto recriminare per chi ci sarà, ma ben poco da fare per salvare la civiltà umana.

di Luigi Anzalone