Primarie: incognita per il Pd

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Con la conclusione, domani, della corsa per le primarie del Partito democratico va al suo posto un pezzo importante della scacchiera politica, ma non è detto che si chiarisca il quadro né che si sgomberi del tutto la strada che dovrà portare alla conclusione della legislatura e alle elezioni. Il fermo richiamo del Capo dello Stato alla necessità di approvare una legge elettorale che armonizzi i sistemi di voto per Camera e Senato, dovrebbe suonare come un campanello d’allarme per tutte le forze politiche. Visto che ne va di mezzo il “funzionamento del nostro sistema istituzionale”, come recita il comunicato del Quirinale. Ma basterà la tirata d’orecchi del Colle? Lecito dubitarne al momento, e anche l’apertura delle urne democratiche potrebbe non risultare determinante, né per la pacificazione tra le diverse anime del partito né tanto meno per un chiarimento delle posizioni a sinistra. La vittoria di Matteo Renzi, e con un buon margine, appare scontata, ma l’andamento del confronto fra i tre candidati alla segreteria lascia pensare che il Pd resterà diviso in almeno due componenti, quella che fa capo all’ex presidente del Consiglio e quella che si richiama a Orlando, con il presidente della Puglia Emiliano che continuerà a fare il bastian contrario. Il primo scoglio da superare sarà l’accettazione del risultato, e in proposito Orlando si è già precostituito un alibi alla sconfitta dichiarando che un’affluenza ai gazebo inferiore a quella del 2013 (due milioni e 800 mila elettori) segnerebbe una crisi del partito e, implicitamente, una delegittimazione del segretario eletto. Ora, nelle condizioni date, il raggiungimento del tetto di partecipazione di quattro anni fa appare impossibile: c’è stata la sconfitta al referendum che ha frustrato le ambizioni di Renzi ma anche quelle di Orlando, poi una crisi di governo e infine una scissione; il Pd arriva all’appuntamento delle primarie oggettivamente debilitato. Occorrerebbe uno slancio unitario per rimetterlo in condizioni di riprendere il confronto con gli altri partiti, ma non si vedono le condizioni per un simile passo. Renzi, cui in caso di rielezione spetterà l’onere della prima mossa, vuole comprensibilmente misurare le sue forze prima di iniziare la partita; se la vittoria sarà larga potrà giocare con le mani relativamente libere, altrimenti saranno guai e non solo per lui. Primo oggetto del contendere, la legge elettorale, cui si è richiamato il presidente Mattarella. Nei giorni scorsi, Renzi ha lanciato proposte a destra e a sinistra (letteralmente) senza ignorare neppure i Cinque Stelle, il che sta a dire che non ha ancora fatto la sua scelta; il calendario parlamentare gli dà tempo per tutto il mese di maggio, che passa in fretta. La frammentazione delle forze politiche e la bocciatura costituzionale del sistema ipermaggioritario dell’Italicum propongono uno scivolamento verso il proporzionale, cui Renzi vorrebbe applicare un correttivo per assicurare la governabilità e al tempo stesso per non legarsi le mani con alleanze dichiarate prima delle elezioni, dunque senza conoscere la consistenza dei nuovi gruppi parlamentari. Dietro questa tattica, Orlando (e non solo lui) vede una strizzatina d’occhio a Berlusconi, cui contrappone la richiesta di dichiarare in anticipo un asse preferenziale con Pisapia e il suo tentativo di agglutinare un “campo progressista” in cui dovrebbero confluire i tanti spezzoni di partito a sinistra del Pd, scissionisti compresi. Boccone amaro da digerire per Renzi, ma anche probabilmente per Bersani, D’Alema e Speranza che certo non se ne sono andati dal Pd per poi allearsi di nuovo in Parlamento. Il fatto è che, dopo il referendum di novembre, Renzi si è scoperto elemento di divisione a sinistra, e rischia di restare tale anche se sarà riconfermato alla segreteria del Pd. A meno che un successo veramente indiscutibile convinca i suoi compagni di partito e i possibili alleati ad accettare il suo gioco. Insomma, dopo le primarie si aprono per il Pd diverse strade, e qualche altra defezione non può essere esclusa.
edito dal Quotidiano del Sud