Processo Aste ok, Formisano: “Per partecipare dovevamo versare 2 mila euro e il 20 % sull’ aggiudicazione”

0
450

Nella giornata di oggi, presso il Tribunale di Avellino, in composizione collegiale presieduta dal presidente Dott. Roberto Melone, a latere Gilda Zarrella (oggi sostituita dal giudice Ciccone NdR) e Vincenza Cozzino , è ripreso il processo nato dall’inchiesta “Aste ok” del Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Avellino e il Nucleo Pef delle Fiamme Gialle di Napoli che hanno indagato su questo nuovo filone d’illeciti che vede protagonista il Clan Partenio. Nella giornata di oggi prosegue l’esame di Gianluca Formisano .

L’imputato, rispondendo in video-collegamento dal Carcere di Bellizzi alle domande del Pubblico Ministero, affermò che comprese che la sua presenza era richiesta a casa del Forte il 20 febbraio. Arrivò intorno alle 16:30 e alle 18 andarono a prendere la Cerullo. Fui tirato e spintonato mentre usciva dalla casa del Forte insieme alla Cerullo: “Quando me ne andai da solo, perché la Cerullo fu accompagnata, fu ribadito che se aderente partecipare alle aste, dovevamo rivolgerci al Forte. In caso contrario, sarebbe successo qualcosa di peggiore di quanto accaduto con la Cerullo. I Galdieri sapevano di essere società con Barone. L’asta di Montefredane non mi fu proposta, ma andai a vederla con la Cerullo e informai Barone di questa villa con piscina da 40 mila euro. Noi partecipammo all’asta e la Forte avvicinò l’amministratore per dirci che sapevamo come comportarci, cioè non partecipare all’asta”.

Successivamente il PM Woodcock ha chiesto all’imputato di chiarire gli accordi tra Formisano, Barone, Aprile, Forte e Galdieri. “Fu un’imposizione quella sulle aste giudiziarie. Dovemmo pagare una cifra di 2 mila euro per partecipare all’asta più il 20% sul prezzo di aggiudicazione. L’unica asta a cui partecipammo e pagammo fu quella di Lettieri. Versammo 2mila euro nelle mani di Aprile, che doveva consegnarli alla Forte, la quale aveva l’assegno della caparra, che non sarebbe stato restituito in caso di mancato versamento. Non ricordo se chiamai Barone per dire che dovevamo dare 2mila euro alla Forte. Barone avrebbe chiamato Aprile e gli avrebbe consegnato la somma. Aprile e Forte ci imposero anche di fare sopralluoghi a Baiano e Solofra, ma io e Barone ci rifiutammo e partecipammo solo a quello di Solofra, dove pagammo 2 mila euro per partecipare. Aprile mi disse che dovevamo corrispondere queste somme a Livia Forte e che anche lui doveva corrispondere delle somme a Modestino Forte e ai Galdieri. Noi partecipiamo con la società Arca di Noè. All’asta non c’era nessuno e ce la aggiudicammo perché la procedura era senza incanto, essendo stata l’unica offerta. Dopo, al ristorante, Aprile mi telefonò per dire che era felice  dell’aggiudicazione.

All’ipotesi del PM che Aprile fosse in parte coinvolto, Formisano la esclude del tutto: “Aprile ci informò dell’asta e ci propone questa procedura, dicendocelo tre giorni prima dell’asta. Mi recai un giorno prima dell’asta per vedere il capannone industriale, che versava in pessime condizioni. Chiamai Barone per dire che non era un buon affare come prospettato da Aprile. Barone ipotizzò che forse era un affare secondo Aprile. Allora chiamerò un commercialista di Solofra per avere informazioni sul proprietario e sul capannone. Ci disse che il proprietario era una persona brava mentre l’affittuario no. Inoltre, il commercialista ci disse che prima valeva 1milione e 400mila euro e attualmente valeva 400mila euro, quindi era un buon affare con una base d’asta di 130 mila euro. Decidemmo quindi di partecipare e dissi alla segretaria di preparare l’assegno. Volevamo pagare la Forte e vendere il capannone industriale per conto nostro”.

Formisano poi menziona l’asta aggiudicata da Ciriaco De Nardo: “Mi chiese se poteva fare un passo indietro in modo che lui potesse aggiudicarsi l’immobile. Per me non c’erano problemi, consideravo quell’asta un investimento come un altro e, dato il rapporto che avevo con lui e con sua figlia, acconsentii a rinunciare a quell’asta”. Il Pubblico Ministero, riguardo a questo incontro, ha evidenziato che, dall’indagine di condotta, è emerso che questo “passo indietro” è avvenuto preferibilmente in cambio di un “regalo”. Una teoria che l’imputato, sempre affiancato dal suo difensore, l’avvocato Carlo Taormina, ha smentito con decisione: “Io non ho mai accettato somme di denaro per non partecipare all’asta. Il rapporto che avevo con la De Nardo non mi avrebbe permesso di chiedere denaro in cambio”.

Dopo è iniziato il controesame dell’avvocato Carlo Taormina. Le domande del difensore di Formisano si sono concentrate sulla relazione di quest’ultimo con Caterina De Nardo e su quanto accaduto, ancora, il 5 luglio 2022, quando si è svolta una conversazione tra Caterina De Nardo e Gianluca Formisano, durante la quale si discusse della necessità di affrontare la situazione creata dalle dichiarazioni rese dalla donna e dal padre Ciriaco il 18 aprile 2022. “Conosco Caterina De Nardo dal maggio 2019. Fino al mio arresto avevamo una frequentazione. Dopo il mio arresto non l’ho più sentita. Quando mi venne contestata la procedura d’asta dei millesimi, utilizzando il telefono di mia sorella, l’ho contattata”.

Dopo è stato il turno dell’avvocato Gaetano Aufiero di interrogare Gianluca Formisano. Le domande del penalista si sono concentrate sull’evento ben noto avvenuto presso l’abitazione di Livia Forte – con l’aggressione alla super testimone del processo – focalizzandosi sull’oggetto di quell’incontro: “Il motivo di quell’incontro era l’affermazione di Cerullo secondo cui Armando Aprile mi avrebbe sottratto la somma di 15mila euro. Si trattava di una falsa accusa lanciata da Cerullo con l’intento di provocare i Galdieri e gettare discredito su Armando Aprile. In seguito, chiesi alla Cerullo se volesse andare all’ospedale o ai carabinieri per denunciare l’episodio dello schiaffo ricevuto. Lei mi rispose “gli infami denunciano”.