Quale destra per il paese?

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Il primo governo Meloni, dopo il giuramento di ieri, è ufficialmente in carica. La lista dei ministri, fortemente criticata dall’opposizione, non presenta grandi novità: 24 ministri dei quali ben undici avevano fatto parte dei governi Berlusconi, alcuni tecnici (anche per la mancanza di una vera classe dirigente all’interno della coalizione), tra cui il Prefetto Piantedosi all’interno, sette donne ed alcuni fedelissimi dei tre leader della coalizione nei posti chiave, Giorgetti –dopo il rifiuto di Panetta e di altri economisti – all’economia. Danno un segnale di forte perplessità Calderoli al Ministero delle Regioni (con l’aggiunta della autonomia), Roccella alla famiglia, Valditara all’Istruzione e Mantovano sottosegretario al Consiglio dei ministri, per la loro contrarietà ai diritti civili e sociali, Taiani agli esteri. Quest’ultimo, dopo il clamore della performance di Berlusconi inneggiante a Putin: “Ho riallacciato l’amicizia con Putin, è un uomo di pace”, non lo ha sconfessato né criticato e, in caso di altre “trovate” o “ordini”, si teme che possa rispondere più al suo capo-padrone che alla Meloni. Se a questi nomi si aggiungono La Russa e Fontana eletti alle presidenze di Senato e Camera che – secondo Massimo Giannini direttore della Stampa- “sono l’antitesi di uno spirito repubblicano condiviso” si ha un quadro abbastanza deludente delle destre che –democraticamente e in libere elezioni- hanno conquistato il potere. Prevarrà la destra reazionaria e autoritaria, che si ispira al modello polacco, o si trasformerà in una destra conservatrice democratica?

Ma c’è dell’altro.

C’è da dubitare sulla più volte proclamata coesione della coalizione. A parte le “sparate” di Berlusconi, ormai vecchio, acciaccato e inaffidabile, che detta alla stampa i suoi ministri prima della nomina, in contrasto con la Meloni, c’è da rilevare che sono stati cambiati di ruolo due ministri per un presunto errore di stampa e che Salvini ha già fatto presente che non intende rinunciare al controllo dei porti e della guardia costiera che Meloni vorrebbe trasferire al nuovo ministero del mare e del sud, affidato a Musumeci, suo fedelissimo. I nodi verranno al pettine subito e anche in politica estera, sulla guerra in Ucraina, i contrasti tra Berlusconi e Salvini da una parte e Meloni dall’altra finiranno in disaccordo sulla questione della fornitura delle armi, sulla gestione europea e sulla pace.

La nomina di alcuni ministri, come Calderoli alle Regioni, con il chiaro proposito di perseguire l’autonomia anche economica delle Regioni e l’istituzione del Presidenzialismo, un pallino della stessa Meloni sono una mina vagante sul Governo per l’opposizione intransigente delle altre forze politiche e di una larghissima parte della cittadinanza. Né si può passare sotto silenzio che le riforme (Flat Tax, pensioni a mille euro al mese, abolizione della Legge Fornero, pace fiscale, abolizione del reddito di cittadinanza ecc.) promesse in campagna elettorale e alle quali la Lega e Forza Italia non intendono rinunciare, sono impossibili – come abbiamo scritto più volte- per assoluta mancanza di soldi. I problemi sul tappeto a cominciare dalle bollette, speculativamente triplicate, all’inflazione, che viaggia su doppia cifra, all’aumento perfino del latte e del pane e di altri generi alimentari che pesano enormemente sui ceti meno fortunati, possono aprire faglie sociali con esiti imprevedibili che non si possono risolvere con il populismo e la propaganda.

Secondo l’ultimo rapporto della Caritas, la povertà in Italia è fortemente aumentata in questi ultimi anni e tocca quasi sei milioni di cittadini, intaccando il ceto medio alto anche per effetto della pandemia, e il reddito di cittadinanza raggiunge solo il 44% dei poveri. La povertà è ormai generazionale e Papa Francesco non si stanca di ripetere che si combatte creando posti di lavoro con salari decorosi, mentre, al contrario, le aziende chiudono e non si possono fare ulteriori debiti.

Si dice che si deve lascar lavorare il nuovo Governo e giudicare sui fatti. Ci auguriamo, per l’interesse di tutti, che ci riesca!

di Nino Lanzetta