Quel buio profondo calato sul Mezzogiorno

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Sul Mezzogiorno è calato un buio profondo, e nel giro di un decennio di questo Paese potrebbe non rimanere nulla. Il presente si gioca sull’orlo del precipizio di una storia che si dibatte tra resurrezione o defintivo tracollo. La realtá ci informa che al Sud la crisi post-pandemica acuirá le irrisolte contraddizioni di sempre, costringendolo ancora di piú tra desertificazione e disoccupazione cronica, tra crescenti povertá, nuove e vecchie emigrazioni, piaga perenne che sta facendo sanguinare il tessuto sociale compromettendone l’integRitá. Il Sud è un cumulo di macerie, e l’Italia è sempre più pericolante sotto gli scossoni di un terremoto che si manifesta come “crisi nella crisi” di un Mezzogiorno “separato” dal resto del Paese. E chi dovrebbe tentare di risollevarlo non sembra essere all’altezza della gravità della situazione, determinata dalla crisi pandemica che ha investito come uno tsunami l’intero Paese. Per salvare questo Mezzogiorno dalla rovina, quasi imploso sotto le macerie di una stagione dal destino tragico, servirebbe un miracolo. Se ha ancora un sussulto di dignità, se ha ancora un moto di orgoglio, questa politica vecchia e ormai logora, capace soltanto di parlare di sé, in un solipsismo quasi assoluto, e non delle urgenze che rappresentano il cuore palpitante di questo Mezzogiorno senza piú rappresentanza, dia finalmente un segnale per fare uscire il Sud da una condizione di minoritá. Lo Stato non è più credibile tanto più quando dimentica parte di se stesso. Il Sud, storicamente raggirato, tradito in “questioni” che vengono ribaltate da “meridionali” a “settentrionali”, smarrendo cosí il senso della storia, tradito dalla propria classe dirigente, ha sempre diffidato e oggi diffida ancora di piú dell’apparato statale e di chi lo rappresenta. Un nuovo incontro promosso da “Apple Pie: l’amore merita LGBT”, in collaborazione con LAIKA project, Brother&Sisterslgbt+ e Oltre le nuvole e l’arcobaleno. E’ l’appun – tamento, rigorosamente su zoom, in programma stasera, alle 20.40. A raccontarsi saranno Mariella Fanfarillo, autrice di “Senza rosa né celeste. Diario di una madre sulla transessualità di una figlia”, edizioni Villaggio Maori e Cinzia Messina autrice di “Io sono io”, con la collaborazione di Francesca Mazzoni, edizioni Il Ponte Vecchio. Quello che consegna Mariella Fanfarillo è un viaggio a ritroso lungo la sua vita e quella di sua figlia Esther, transessuale coraggiosa, la seconda ad aver ottenuto in Italia l’autorizzazione al cambio anagrafico di sesso senza l’obbligo dell’operazione quando era ancora minorenne. Raggiungere quel traguardo non è stato semplice, ma Esther e Mariella sono sempre rimaste una accanto all’altra, sostenendosi a vicenda e affrontando insieme la violenza – fisica, psicologica e persino burocratica – di un paese ancora impreparato ad affrontare la diversità e forse anche, ancora di più, l’autodeterminazione. Cinzia Messina racconta, invece, un’avventura reale e umanissima. L’eroina si chiama Greta ed è una giovanissima ragazza transgender la cui storia è raccontata da Cinzia, sua madre, in minute ricostruzioni di giorni e sentimenti, emozioni e progetti. ‘Io sono io’ è quindi, nello stesso tempo, testimonianza e “diario di viaggio”, ricco del sapore agrodolce cui diamo il nome di vita, ma senza mai cedere al pietismo, alle consolazioni o all’autocompiacimento: racconta i fatti, presentandoli addirittura, non di rado, attraverso il filtro dell’ironia. Il tema centrale, che dovrebbe essere il primo punto all’ordine del giorno, di stati piú o meno generali, e di un’genda politica nazionale senza un disegno chiaro, è rappresentato alla voce “infrastrutture”. Bisogna costruire un cantiere aperto sulle prioritá che servono alle comunità e al loro fragile futuro. Al Sud servono quelle infrastrutture che fanno cambiare volto ad un Mezzogiorno sfigurato da tante crisi. Se al Sud si impedisce di comunicare e di muoversi, al Sud si impedisce di crescere. Basterebbe questa riflessione semplice quanto ovvia per sostenere l’urgenza di avviare una stagione nuova e dare una svolta al Mezzogiorno. Secondo Svimez “occorre rilanciare una visione strategica di medio- lungo periodo, che veda nella riqualificazione urbana, energie rinnovabili, sviluppo delle aree interne, infrastrutture e logistica i principali drivers dello sviluppo”. Il problema resta il solito e insoluto: con quale classe dirigente? Intanto il Sud non interessa a nessuno. Il Sud non c’è, semplicemente non esiste, è scomparso nella congiura di un silenzio unanime da agende, stati generali e piani nazionali strategici. Nessuno ha voglia di parlare di Mezzogiorno. Abbandonato a se stesso, con un divario sempre più crescente rispetto al Nord, con una divaricazione sempre più ampia tra le “due Italie”, con le famiglie meridionali sempre piú sotto la soglia della povertà, ma nessuno parla di Mezzogiorno. E così il Sud sprofonda nell’inferno, nell’abisso dell’anonimato. E così si scopre un Paese senza Mezzogiorno, un Sud “triste solitario e finale”, con i suoi tanti drammi, con le sue generazioni perdute per sempre, senza un futuro da rappresentare.

di Emilio De Lorenzo