Quella politica che non c’è, Gargani e Bassolino a confronto sullo studio di Cogliano dedicato agli anni ’70

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E’ un appello a ripartire dalla politica per rilanciare il Sud quello lanciato da Antonio Bassolino e Giuseppe Gargani nel corso del confronto dedicato al volume di Annibale Cogliano “L’Irpinia negli anni ‘70”, promosso dalla Cgil alla sala Grasso di Palazzo Caracciolo, con il patrocinio della Provincia. “Negli anni ’70 – spiega Gargani – esisteva la politica, i partiti portavano avanti una visione, c’era una dialettica feroce ma il confronto era produttivo, era tentativo di risolvere i problemi, basato sul ragionamento. La Dc e la Pci avevano identità e radicamento sul territorio, perciò la loro storia è durata tanto. Oggi i partiti hanno lasciato il posto ai personalismi e senza i partiti le istituzioni si logorano, con una classe dirigente improvvisata. Il problema del Sud era centrale nel nostro impegno politico, eravamo convinti che i cittadini dovessero diventare protagonisti. Anche se questo ha significato talvolta clientelismo. E abbiamo vinto la sfida contro l’isolamento del Sud. Eravamo convinti che il Mezzogiorno potesse rilanciarsi solo attraverso una forte iniziativa industriale. Poi queste istanze sono state superate dal sisma. Oggi anche l’Europa dovrebbe assumere il problema di un Sud che viaggia a una diversa velocità, di qui qui il ruolo centrale che può svolgere il Pnrr. Queste sfide devono diventare l’impegno di una nuova classe dirigente”. Sulla stessa linea Antonio Bassolino “Quelli trascorsi in Irpinia sono stati anni importantissimi per la mia formazione. Sono fortemente legato a questa terra, in Alta Irpinia ho lasciato il cuore. Fu Giorgio Amendola a chiedermi se sapessi cosa era il nocelleto specializzato, ricordandomi che dovevo occuparmi non solo degli operai ma anche dei contadini. Fu così che arrivai alla federazione di Avellino e qui sono rimasto 5 anni. Credo di aver attraversato tutti i comuni dell’Irpinia”. Ricorda come “Quando ci fu la possibilità di entrare nel comitato centrale mi dimisi da consigliere regionale. Sono stato stato un uomo delle istituzioni, quando sono diventato sindaco, proprio grazie all’esperienza nel Pci”. Pone l’accento sulle grandi personalità che caratterizzavano il panorama locale, “da Sullo, la cui riforma urbanistica è stata una delle migliori realizzate dai governi a De Mita, da Bianco a Mancino. Il grande merito della Dc e del Pci è stato quello di non aver mai superato il limite che deve caratterizzare ogni confronto, il conflitto fa bene alla democrazia ma se si supera un certo limite diventa comune rovina delle parti in lotta”. Quindi sottolinea la sfida legata alla vertenza Campania “Fu non solo una vertenza sindacale ma politica e culturale, volevamo reimpostare il rapporto tra fasce costiere e aree interne. Oggi quando si parla di sviluppo si guarda a un destino comune per tutti i territori della Campania, a partire dal dialogo tra polpa e osso. Guai a isolarsi”. Inevitabile il riferimento al sisma “Ricordo quella notte lunghissima, arrivai a Calabritto, Caposele, poi a Lioni e Sant’Angelo, le piazze erano irriconoscibili. Da allora nulla è stato più lo stesso, la camorra è diventata forza imprenditoriale”. Spiega come “E’ necessario rilanciare la questione Sud in chiave nazionale ed europea, a partire dal ruolo decisivo della politica. Il primo antidoto è tornare a scommettere sul rapporto con la realtà e i territori. Se non si supera l’astrattezza, guardando agli interessi degli ultimi sarà impossibile il riscatto del Sud”. Spiega come “i sindacati hanno un ruolo centrale ma solo l’unità tra le formazioni rende più forte i lavoratori. E lo sciopero è un’arma importantissima di cui i sindacati non hanno mai fatto abuso”.
A Cogliano il compito di ripercorrere l’idea di sviluppo legata all’industrializzazione maturata negli anni ‘70, con l’Irpinia diventata laboratorio di idee sulla rinascita delle aree interne. Una sfida fallita a causa della mancanza di una riflessione su servizi e territorio. A introdurre il dibattito, ulteriore tappa della Camera del lavoro di Avellino verso il diciannovesimo congresso provinciale della Cgil, i saluti del presidente della Provincia di Avellino, Rino Buonopane, di Franco Fiordellisi, segretario generale Cgil Avellino e Andrea Amendola, presidente Ires Campania.
Di nuove sfide legate al lavoro si è discusso anche al Circolo della stampa, in occasione della presentazione del calendario Cgil 2023, che porta la firma del fotografo Luca Daniele, edito da De Angelis, “Dopo questi anni di pandemia, di crisi collegata alla guerra – ha sottolineato Franco Fiordellisi – abbiamo scelto di fissare in un calendario momenti di pensiero e di azione, nel segno della speranza nel futuro. Il 2023 non sarà un anno semplice, basti pensare ai rincari su bollette e costi materie prime. Dovremo affrontarlo con un nuovo spirito rivoluzionario, ragionare sulle transizioni guardando ai bisogni di chi è senza lavoro, dei giovani e delle donne, a sostegno dei territori più deboli”. Non ha dubbi Fiordellisi “Il governo non sta andando in questa direzione. E’ un governo ideologico, che sta portando avanti una lotta di classe. Noi riteniamo che non si possa penalizzare chi già deve fare i conti col disagio. La povertà non può essere considerato uno stigma, non ci si può limitare a ripetere che il reddito di cittadinanza viene chiesto da chi non vuole lavorare. E’ evidente che manca il lavoro, se il 53% degli italiani non ha un lavoro fisso o lavora in nero”
Il fotografo Luca Daniele si sofferma, invece, sui temi che caratterizzano il calendario “Gli scatti raccontano gli ideali che hanno sempre guidato la Cgil e insieme il desiderio di libertà di una terra come quella ucraina, che è anche tentativo di lasciarsi alle spalle la pandemia. Dalla scuola in tempo di pandemia al nodo sicurezza”