Ragioni e prospettive del governo

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Il governo, con la nomina dei sottosegretari, è ora pienamente operativo. La fiducia è stata ottenuta con il PD ed il M5S che hanno votato compatti, con le sole vistose eccezioni dei senatori Richetti (PD) e Paragone (M5S) che si sono astenuti. Paragone, nostalgico della Lega dalla quale proviene…
Paragone, nostalgico della Lega dalla quale proviene, e Richetti per non aver compreso la necessità di fermare Salvini che stava portando il Paese verso una deriva pericolosa, antidemocratica ed antieuropea, altro che “governo della convenienza e dell’ambiguità” come si è giustificato lasciando il partito. La vera rivoluzione è aver cambiato rotta abbandonando il sovranismo e l’isolazionismo e tornado in Europa. Si è disinnescata una crisi di sistema, come dovrebbe essere chiaro a tutti. Certo nulla è dato per scontato e l’obbiettivo non è raggiunto ipso facto, né raggiungibile facilmente. Però bisogna provare a ricostruire la democrazia parlamentare e i due partiti dovranno farlo con tenacia e perseveranza, nella considerazione che il M5S esce stritolato dall’abbraccio con la Lega ed il PD, da solo, non sarebbe riuscito a prendere la maggioranza. Il M5S deve fare i conti con se stesso e abiurare molto di quanto ha fatto con Salvini, ma anche risolvere le ambiguità che ne condizionano la stessa struttura: la proprietà privata del simbolo, la dipendenza economica dalla Casaleggio associati e la piattaforma Rousseau. Anche il PD deve fare i conti al suo interno e risolvere le molte ambiguità che ruotano attorno alla figura di Renzi, e mettere fine alle proprie divisioni. Zingaretti sta lavorando bene e ha gestito la crisi con il concorso fattivo di tutto il partito e della stessa componente di Renzi, ma non può trattenerlo nel partito con la forza. Dovrebbe, perciò, avere più coraggio e proseguire il più velocemente possibile nell’obbiettivo di unire le componenti alla sinistra del partito a cominciare da LEU e riportare nel suo alveo i numerosi pezzi della società civile che se ne sono allontanate. Il Governo, pare, cominci a lavorare bene e Conte ha inaugurato un linguaggio della sobrietà che dovrebbe essere seguito da tutti i ministri senza fare campagna elettorale. Sta a lui guidare la politica del governo ed imporre la sua strategia. Le porte dell’Europa, che rimanevano sprangate nonostante i calci di Salvini, si sono finalmente aperti, e l’Italia – uno dei paesi fondatori – sta riacquistando il prestigio che merita, anche in virtù di una squadra di rappresentanti (Sassoli, Gentiloni, Gualtieri, Amendola) di tutto rispetto. I nodi da sciogliere sono molti e complessi e la legge di bilancio non sarà facile perché l’Italia deve mettere i conti a posto e diminuire il suo enorme debito pubblico. Un po’ di flessibilità ci sarà data ma i sacrifici non mancheranno. Sulla questione dell’immigrazione si comincia a delineare una linea che dovrà coinvolgere i vertici europei e la proposta Letta (Repubblica, 12 sett.) di superare il trattato di Dublino (come è stato fatto per Schengen e per il fondo salva stati) e stipulare un accordo con i Paesi che ci stanno, è sensata e realizzabile. Il Governo ed i due partiti che lo compongono hanno necessità di combattere il sovranismo con determinazione con le azioni di governo e non con la propaganda. L’anti salvinismo, come l’anti berlusconismo di una volta, non sono da perseguire e bisogna che i cittadini ricomincino a credere nei valori della Costituzione e ad avere fiducia nella politica. I Media, dovranno continuare a narrare i fatti e a fare le pulci al governo, come hanno sempre fatto, ma senza cercare – per ragioni di audience- sempre il pelo nell’uovo, dare troppo spazio ai sondaggi, sempre aleatori e non “interpretare” le intenzioni dei politici oltre il significato delle parole e dei comportamenti.

di Nino Lanzetta