Renzi e il Centro che non c’è

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Sono trascorsi molti anni dalla fine della Dc tramortita anche da Tangentopoli e fin da allora in molti s di ricostruire una casa per i moderati. I tentativi sono stati tanti, forse troppi, ma nessuno è stato in grado di raccogliere la grande eredità dei cattolici democratici. Oggi il Pd arranca. Le diverse culture che lo hanno visto nascere hanno rivelato i limiti dell’appartenenza. Da qui la difficoltà dello stare insieme facendo prevalere intolleranza e divisioni. E’ il tempo degli scaltri, dei furbi, delle sfrenate ambizioni. Che non portano da nessuna parte. Di questa categoria, a mio modesto avviso, fa parte Matteo Renzi, Dopo le sue scelte nefaste (tentativo di modificare in blocco la |Costituzione, di schierarsi dalla parte delle banche, di aver alimentato la costruzione di un cerchio magico) il giovane fiorentino, ormai emarginato, ha covato nel tempo la rivincita. E così, dismessi, solo in apparenza, gli abiti dell’arroganza, ma non quelli dell’ambizione, ha portato a compimento il suo ambizioso disegno. Egli ha colto l’occasione degli errori di Salvini (indebolito dal suo dire che incuteva paura negli italiani) per spaccare prima la coalizione di governo gialloverde, poi per dare man forte a Di Maio, suo acerrimo nemico negli anni del suo premierato, convincendolo ad allearsi con il Pd. Quando l’operazione è riuscita Renzi è passato all’incasso. Ha preteso che nel governo Conte 2 i renziani avessero il dovuto ristoro (bottino!). L’ultima mossa del suo ambizioso disegno è quella che ha portato alla scissione dal Pd e alla nascita di un feudo personale. Un nuovo cerchio magico. Questo percorso, senza pensiero e con poche prospettive per la consistenza del nascituro partitino, non ha niente a che vedere nè con la costruzione di una casa dei moderati, nè con quel centro politico che oggi egli insegue solo dialetticamente. E, ritengo, sia l’ennesimo esempio in un campo dove la politica non esiste più sconfitta da mortificanti giochi di potere. Che non sono utili al Paese, alla sua comunità, per il perseguimento del bene comune.

di Gianni Festa