Responsabilità oggettiva e chiusura degli stadi, ingiustizia è fatta

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Gerardo Di Martino

L’Udinese giocherà la prossima partita nel suo stadio a porte chiuse. Così ha deciso in settimana il giudice sportivo applicando l’art. 28 del Codice di Giustizia Sportiva, dopo che, nella sfida contro il Milan, il portiere Maignan era stato oggetto di grida offensive, a sfondo razzista, da parte di qualche stupido che seguiva la partita dalla curva friuliana.

Diciamolo subito, a voce alta ed a scanso di equivoci: la decisione è sbagliata. È sbagliata perché punisce tutti, indiscriminatamente, colpendo un intero stadio, reo addirittura ed incredibilmente di non essersi dissociato. È sbagliata perché non applica “il precedente”, così creando disparità tra medesimi eventi ed iniquità rispetto alle stesse decisioni.

È sbagliata perché non utilizza lo stesso metro di giudizio per fattispecie equivalenti, anzi molto più gravi di quella a cui abbiamo assistito ad Udine (per le quali fu chiuso solo il settore interessato; caso Lukaku e Vlahovic, in aiuto alla memoria).

È sbagliata, in ogni caso, perché è adottata sull’onda emotiva e mediatica, nel tentativo di dare risposta allo sdegno giornalistico e d’autore, ossia utilizzando proprio e solo i parametri che devono certamente rimanere fuori dalle aule in cui si celebra la Giustizia, qualunque sia il versante attinto.

È sbagliata perché nel tentativo di non essere o apparire “complice”, applica la sanzione in maniera “più realista del re”, cioè con modalità che nemmeno i diretti interessati avrebbero, verosimilmente, adottato.

È sbagliata, inoltre e su tutto, perché fa sfoggio, con accenti integralisti, della regola più ingiusta, quella tanto reclamata quanto irragionevole, che domina la scena in questo tipo di eventi: la responsabilità oggettiva.

Qualcosa di buono però c’è, in fondo in fondo.

Soprattutto se si pensi che la decisione interviene incredibilmente al cospetto di una società che ha dotato il proprio stadio di una tecnologia tanto all’avanguardia da essere in grado di individuare e colpire i singoli responsabili (come è poi accaduto).

Proprio questo caso dimostra, allora, quanto sia superato il principio che vuole la società e tutti i tifosi sempre responsabili, anche di fronte ad accertate responsabilità di pochi stupidi; ed anche di fronte alla possibilità di farle valere singolarmente.

È la dimostrazione che non si ha il coraggio di passare da un sistema di repressione generalizzata ad un modello in grado di colpire i singoli responsabili e cacciarli a vita.

Anzi, oserei dire: mancanza di coraggio o volontà precisa?

Sta di fatto che l’Udinese ha proposto reclamo avverso la sanzione. Che lo stadio, almeno per ora, rimarrà chiuso. Che rimango dell’idea che ingiustizia è fatta, per l’ennesima volta. E non per questo, io e loro, siamo complici, caro Maignan.