Ricostruire il tessuto delle comunità

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L’iniziativa di sabato scorso delle ACLI Campania “Verso Sud. Per unire il Paese” ha suscitato una vastissima eco all’interno dell’annoso dibattito della questione meridionale. L’autorevolezza culturale e sociale dei relatori ha offerto una analisi impietosa sui mali, antichi e nuovi del Mezzogiorno, tra cui il più drammatico è rappresentato dallo spopolamento delle zone interne che rischiano di scomparire anche come dormitori delle persone anziane, a fronte della vertiginosa contrazione dei servizi di welfare. Lo sforzo delle ACLI del Sud è stato ed è quello di rifondare insieme a tutte le soggettività sociali locali le nuove strategie per ricostruire un tessuto comunitario sconnesso, spesso rassegnato ad un destino ineludibile. Una grande forza associativa di ispirazione cristiana come le ACLI, con una storia significativa costruita durante i 75 anni del loro cammino culturale, sociale e politico, non può scegliere la via del silenzio colpevole che ha condannato alla insignificanza, nell’ultimo trentennio, il cattolicesimo sociale delle comunità meridionali. Lo sforzo è di generare riscoperta del territorio, spazi d’impegno sociale e lavorativo, rinnovamento della società politica per una politica di alto respiro culturale e progettuale, nel quadro di una comunità europea capace di non disperdere ulteriormente la sua identità e la sua necessaria capacità di inclusione e di rivitalizzazione dei suoi connettivi valoriali comunitari. Nel quadro di questa nuova prospettiva europea fa da riferimento la storia, antica e significativa, delle regioni meridionali, collocate sul crinale tra i paesi del nord e quelli del sud del Pianeta. Pertanto è necessario che il Mezzogiorno, come una preziosa area di sviluppo, deve riacquistare la propria fisionomia e il proprio ruolo da protagonista, oltre i confini nazionali. Una forza sociale, a dimensione europea e intercontinentale, ha il grande compito di coltivare, promuovere e rendere progettuale il capitale sociale delle comunità meridionali, con una proiezione culturale, sociale e politica che fa sintesi dei postulati del cattolicesimo sociale. È un percorso non solo di pensiero, questo delle ACLI, ma di servizio ai bisogni sociali di oltre 4 milioni di persone solo in Italia, alle quali si aggiungono milioni di utenti dei servizi sociali aclisti, degli altri continenti. È un’opera di missionarietà laica concreta, quella delle ACLI, che dal Vangelo attingono forza e vigore, anche attraverso un travaglio profondamente sofferto quando i venti innovatori del Concilio Vaticano II trovarono le porte sbarrate da una anacronistica e colpevole chiusura non solo nelle forze partitiche italiane. Le prospettive possibili di sviluppo, emerse dall’iniziativa delle ACLI, incrociano il nuovo umanesimo di Papa Francesco, i concreti percorsi per costruire il bene comune, la centralità della persona, la solidarietà e la sussidiarietà. L’attuale demagogia e la totale mancanza di competenza sono l’esatto contrario dei percorsi progettuali prospettati.

di Gerardo Salvatore