Risorgere dalla pandemia

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Questa Pasqua così amara e diversa consegna un velo di tristezza pensando a coloro che in queste ore combattono tra la vita e la morte. La pandemia sembra non arrestarsi e il bollettino di guerra quotidiano fa tremare le vene e i polsi. E’ un virus impietoso, destabilizzante, subdolo che attacca all’improvviso e diffonde la sua malvagità senza respiro. Paura, solitudine, disumanità, egoismo sono i sentimenti che in questi tempi hanno maggiore spazio. La crisi economica fa tutto il resto con le attività chiuse, molte per sempre, la povertà che non conosce limiti. Ma la vita continua e bisogna fare i conti con la realtà. La sfida più grande per debellare il male è nella campagna di vaccinazione. E’ ormai acclarato che il vaccino è la sola arma per sconfiggere il morbo. Ma qui si scontano ritardi e disorganizzazione. Il caso Astrazeneca ha seminato paura per quanto i virologi abbiano fornito certezze e assicurazioni. Una guerra commerciale sui farmaci ha, inoltre, condizionato la distribuzione dei vaccini facendo venire meno gli impegni sottoscritti. Ciò ha comportato la perdita di tante vite umane che, se vaccinate, forse sarebbero state risparmiate. Ora, però, occorre un’ulteriore accelerazione per fare in modo che il massacro abbia termine. La Pasqua evoca per chi ha fede la resurrezione di Gesù Cristo. Mai come accade in questi tempi le comunità hanno bisogno di risorgere, di ritrovare quella perduta normalità. In realtà, questa esigenza, a me pare, non è sempre avvertita da tutti. Gli assembramenti, le persone che ostentano il volto senza mascherine, l’igiene che a volte viene trascurata, le feste clandestine sono tutti elementi di enorme irresponsabilità che vanificano gli sforzi che si fanno. Così sarà più difficile risorgere. La riflessione deve impegnare la nostra mente affinché questa Pasqua sia foriera di una speranza per l’affermazione del bene comune.

di Gianni Festa