Sabrina Efionayi si racconta agli studenti del Mancini, “Le mie due madri, una storia di riscatto e speranza”

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Si confronteranno domani mattina con la scrittrice italo-nigeriana Sabrina Efionay, presso la sede di via Ferrante, gli studenti del liceo Mancini. Un confronto, fortemente voluto dalla dirigente Paola Gianfelice,  che si carica di un valore forte. Poichè la storia di Sabrina Efionayi è quella di una donna cresciuta grazie all’amore di due madri, più forte della sofferenza. Una storia raccontata nel bel libro “Addio a domani”, edito da Einaudi.

Una storia che parte da quella di Gladys, la sua madre biologica, nata in Nigeria e venuta in Italia a diciannove anni per lavorare e sostenere la famiglia rimasta a Lagos, costretta, poi, a vendere il proprio corpo. Una vita, quella di Gladys, che si intreccia con quella di Antonietta, napoletana. Un giorno Gladys attraverserà la strada tra le loro case e le metterà in braccio Sabrina, chiedendole di occuparsi di lei, di diventare sua madre.

I rapporti di Sabrina con la sua madre biologica, con le sue origini, non si sono interrotti, e cosí lei è cresciuta tra Castel Volturno e Scampia, tra Prato e Lagos, cambiando famiglia, lingua, sguardo e cultura, in costante ricerca di un centro di gravità. Un’identità complessa, la sua, che già il nome racconta: Sabrina, come la figlia dell’aguzzina di Gladys, scelto per compiacerla; Efionayi, come un uomo che non è il padre, ma che le ha dato un cognome.

Aveva 11 anni quando mamma Gladys le raccontò la sua storia“Mi raccontò come era arrivata in Italia, la sua sofferenza, di mio padre. Mi ha detto quanto avrebbe voluto un futuro diverso e di come fosse stata costretta a subire tutto quello che le era successo“.

Una storia dolorosa, quella di Sabrina, ma capace di trasmettere speranza a chi l’ha perduta, diventata salvifica anche attraverso il potere della scrittura

La scrittura – racconta l’autrice – mi ha aiutato a capire chi sono, i libri e gli scrittori mi hanno insegnato che non sei solo e che sentirsi un estraneo è da tutti ma non per questo è normale e va bene così. Puoi fare qualcosa per cambiare, per farlo capire agli altri, e stare zitti non è mai la decisione giusta: qualsiasi sia il tuo posto, qualsiasi sia il tuo nome“.