Sanremo, fra trionfi e disperazioni

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di Virgilio Iandiorio

Qualche considerazione a margine del Festival di Sanremo, appena concluso. Quale è l’umore di chi ha partecipato al concorso canoro, ma non ha avuto quella “gloria” che si aspettava, come è nei desideri di tutti quelli che prendono parte ad un concorso?

Ho riletto la prefazione che Biagio Antonacci, famoso cantante e musicista, cantautore milanese classe 1963, ha scritto al volume di Stefano Bonaga dal significativo titolo “Sulla disperazione d’amore” pubblicato dalla casa editrice Aliberti nel 2022. Una raccolta di pensieri su questo tema della “disperazione d’amore”, che l’autore docente di antropologia filosofica, non vuole che “abbia a che fare con la filosofia”; ma” che assomigliasse piuttosto a un sismografo che registra un fenomeno naturale attraverso la non linearità della scrittura, mentre i disastri reali sono altrove e l’osservatore della traccia non può che immaginarli”.

E allora? Biagio Antonacci con la sua prefazione si richiama ad una sua esperienza di concorrente al concorso canoro:” Febbraio 1988, la mia prima volta in televisione, la mia prima partecipazione al Festival di Sanremo.

Ancora mi guadagnavo da vivere facendo il geometra. Ero talmente felice al pensiero di potermi presentare al mondo come cantante che nemmeno me la sono presa quando la mia canzone, Voglio vivere in un attimo, è precipitata in fondo alla classifica.

A fine serata ho raggiunto altri cantanti e protagonisti del Festival in albergo. Ho aperto la porta e annunciato “Mi hanno segato”, scoppiando poi subito a ridere. Avevo pur sempre appena cantato a Sanremo, per di più mi trovavo nella stanza più lussuosa che avessi mai visto, in compagnia di persone, che, fino al giorno prima, avevo visto solo in tv. Tra loro c’era Stefano Bonaga, che mi è venuto incontro, mi ha dato una pacca sulla spalla e mi ha detto che ero diventato il suo idolo, per il modo in cui avevo saputo sdrammatizzare un evento sfavorevole. Io, che sotto sotto un po’ì ferito lo ero, mi sono sentito subito meglio, mi sono sentito compreso”.

Insomma, Antonacci ci dice di non lasciarsi mai travolgere dalla “disperazione”, in qualsiasi campo ci dovessimo trovare impelagati, ma “attraversarla e di uscirne nuovi”.