Se a mancare oggi è la politica

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La politica italiana da tempo appare immutabile nonostante i cambiamenti siano all’ordine del giorno. Un’apparente contraddizione, a guardare bene però il mare della crisi, che contraddistingue ogni esecutivo, è sempre increspato e dopo poco tempo dalla navigazione i dissensi e le polemiche prevalgono sui contenuti. La direzione di marcia è contrassegnata da una estenuante propaganda, dal tempo degli spot, mai da una proposta o da una visione, il respiro è corto, l’esito di ogni governo è incerto. La sfiducia degli italiani verso questa classe politica, ha già raggiunto un altissimo livello come dimostrano le ultime elezioni amministrative quando la disaffezione verso le urne è cresciuta ancora di più. C’è la tentazione e l’invocazione di affidarsi alla personalità più forte o credibile in un determinato momento, è accaduto nel recente passato con Renzi, con Grillo o con Salvini e adesso potrebbe accadere con Giorgia Meloni. I governi in questa legislatura si sono susseguiti, ben tre maggioranze diverse, hanno passato però il loro tempo più a dirimere le piccole o grandi controversie politiche che a governare, nonostante i problemi siano enormi. Il governo Draghi ha incanalato il Pnrr su binari di marcia e ha dato risposte concrete alla crisi economica, che si è aperta anche a causa della pandemia, ma le polemiche quotidiane tra alleati alla fine hanno prevalso. A Palazzo Chigi non si possono fare i miracoli se tutte le forze politiche si esercitano in veti e controveti, la strada di chi governa è sempre in salita e se ne sono accorti i Cinque Stelle, facile urlare i vaffa in piazza, molto più complicato è guidare i processi e costruire soluzioni per risolvere i problemi. Draghi ha offerto garanzie di esperienza e di capacità, ma gli scogli in mezzo ai quali ha navigato non sono stati mai rassicuranti. Sessantacinque anni fa Italo Calvino scrisse un apologo, dal titolo “La gran bonaccia delle Antille”. La fantasiosa parabola marinara ambientata nel Millecinquecento, descriveva l’immobilismo in cui all’epoca si trovava il PCI, ma Eugenio Scalfari grande amico di Calvino e scomparso una settimana fa, consigliava di leggerlo per la sua stringente attualità. Scrive Calvino “Eravamo a largo delle Antille, procedevamo a passo di lumaca sul mare liscio come l’olio con tutte le vele spiegate per acchiappare un qualche raro filo di vento. Ed ecco che ci troviamo a tiro di cannone da un galeone spagnolo. Il galeone stava fermo, noi ci fermiamo pure e lì, in mezzo alla gran bonaccia, prendiamo a fronteggiarci. Non potevamo passare noi, non potevano passare loro. Ma loro, a dire il vero, non avevano nessuna intenzione di andare avanti: erano lì apposta per non lasciar passare noi…. Così passavano i giorni, la bonaccia continuava, noi continuavamo a star di qua e loro di là, immobili a largo delle Antille. Ma una via d’ uscita come la trovaste? Cosa dite? Via d’ uscita? Mah, ce lo domandavamo di continuo per tutti quei mesi che durò la bonaccia… Il capitano ci aveva spiegato che la vera battaglia navale era quello star lì fermi guardandoci, tenendoci pronti, ristudiando i piani delle grandi battaglie navali di Sua Maestà Britannica e il regolamento del maneggio delle vele e il manuale del perfetto timoniere… Poiché la bonaccia non accennava a finire si prese a lanciare dei messaggi con le bandierine da una nave all’ altra come si volesse aprire un dialogo. Ma non si andava più in là di un Buon Giorno! Buona sera! Neh, che fa bel tempo!’ e così via. Ma diteci, come riuscì a muoversi la nave di Drake?”. Così finisce l’apologo, manca la risposta e si potrebbe dire manca la politica.

di Andrea Covotta