Se i conti per il Sud ancora non tornano

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1992

Ed ecco rispuntare il Ministero del Mezzogiorno. Quando sembrava quasi accantonata l’ipotesi di un ministero ad hoc, ecco che con il governo Conte-bis risorge dalle proprie recenti ceneri, come l’araba fenice, il Ministero del Sud.

Un ministro “senza portafoglio”, ovviamente, non un dicastero che magari gestisca anche i fondi europei destinati al Sud.

Fin qui nulla di strano, si direbbe, almeno stando ai calcoli politici che ogni partito sta elaborando soprattutto in vista del prossimo appuntamento elettorale del 2020 che vedrà, in particolare, l’elezione dei nuovi, o vecchi, governatori, e il rinnovo dei consigli regionali.

E Invece no. I conti, per il Mezzogiorno, ancora una volta, non tornano.

Si continua a strumentalizzare il Sud dando prova, per l’ennesima volta, di non ritenerlo “strategico”, e in verità neanche prioritario, rispetto alle sorti che attendono il Paese Italia.

Il Sud rappresenta soltanto un paravento nella strategia complessiva di questo, come dei governi precedenti.

Sull’opportunità di costituire un ficastero del Mezzogiorno ci siamo già spesi in precedenti interventi dalle colonne del “Quotidiano del Sud”.

Quando si dà l’occasione di usare strumentalmente il Mezzogiorno per ricomporre lo scacchiere politico e riposizionarlo per i propri fini, difficilmente si può concordare con chi ne muove le fila.

La cronaca politica degli ultimi anni ci dice che sono spariti, in un solo colpo, parte di quei fondi europei della corrente programmazione per destinarli al Nord, con un Sud d’Italia che è al culmine della sua di crisi, e soprattutto alle prese con un’emergenza che fa dichiarare lo “stato di morte presunta” del Mezzogiorno.

“Il Sud non esiste più”, come si scrive negli ultimi tempi.

In effetti, il Sud rischia di non esserci più, per essere stato abbandonato a se stesso. Certamente non può risollevarsi attraverso operazioni strumentali che rischiano di rivelarsi come l’ennesimo schiaffo reso al volto sfigurato di una parte di Paese che viene riscoperta soltanto per essere l’inesauribile serbatoio elettorale di forze politiche che, come vampiri, succhiano il sangue di una terra, già gravemente dissanguata da altre dolorosissime piaghe (è superfluo ricordare come l’emigrazione stia facendo registrare picchi sempre più alti in tutte le regioni meridionali), e non dicono che cosa hanno intenzione di fare per un Meridione che si ritrova, oggi più che mai, solo con se stesso, orfano di una classe dirigente realmente in grado di rappresentarlo.

Andrebbe ricordato, per inciso, che nessuno pare abbia chiesto a voce alta un ministero del Mezzogiorno, se non qualche partito che ha pensato di associare il governo alla parola “Sud”.

Se la necessità politica di un governo “al rimpasto”, e qualche forza che ne fa parte, richiedono un ministro per il Mezzogiorno, al Sud, al contrario, serve un governo, se non fosse ancora chiaro, che s’interessi del destino di questo pezzo d’Italia il cui futuro coincide con quello di tutto il Paese.

di Emilio De Lorenzo