Se la guerra si trasmette in diretta Tv

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Non era mai successo di vedere in diretta tv una guerra con i carri armati, gli aerei che sganciano bombe anche sui civili; donne che fuggono con i loro bambini, spesso ancora in fasce e nei passeggini; vecchi che si trascinano nelle carrozzelle o si aiutano con bastoni e stampelle, ancora attaccati alla vita, che si incamminano senza sapere dove, verso un destino sconosciuto. Sono le atrocità di un’aggressione e di una strage di massa voluta cinicamente da un dittatore pazzo le cui mani, grondanti di sangue, si rifiutano di firmare un documento che ponga fine a queste mostruosità pur vivendo in un’epoca nella quale la civiltà dovrebbe imporre la sacralità della vita umana.

Assistiamo sgomenti alle morti che avvengono sotto i nostro occhi, in una guerra che si svolge vicino a noi, nella civile Europa ispirata ai principi e ai valori del cristianesimo. Come non commuoversi di fronte a scene che hanno fatto il giro del mondo della madre riversa sul ciglio della strada ammazzata con i suoi bambini di 9 e 18 anni con accanto il trolley simbolo di un benessere che non garantisce la vita, o della donna incinta che scappa dall’ospedale pediatrico di Mariupol sventrato dalle bombe russe?

Come con indignarsi di fronte all’esodo di milioni di donne e di bambini che scappano, a strade, palazzi distrussi, ponti fatti saltare, strade divelte e ragazzi che preparano bombe molotov o imbraccino fucili che non sanno ancora usare? E’ un crimine contro l’umanità, contro il diritto delle genti, contro ogni logica. Un popolo che lotta per la sua libertà e per il diritto all’autodeterminazione contro i quali non vale alcuna alchimia politica trattati internazionali o di sicurezza dei propri confini.

Putin dovrebbe essere giudicato e condannato per crimini di guerra e contro l’umanità, e bandito dal consesso delle Nazioni senza se e senza ma. La sua guerra l’ha già persa pima sul lato morale, con l’unanime condanna del mondo intero, poi sul piano politico con il suo isolamento politico ed infine anche sul piano militare perché, con le smisurate forze a sua disposizione non è riuscito ancora, dopo venti giorni, ad entrare a Kiev, e se non la rade al suolo usando anche le armi chimiche e batteriologiche, come ha minacciato, rischia una guerriglia urbana lunga e con migliaia di morti da ambo le parti e una scia di odio che intaccherà per sempre i rapporti tra i due popoli.

Questa è la guerra della dittatura contro la democrazia e contro l’Europa alla quale tendono altri popoli delle ex repubbliche sovietiche. E una guerra della propaganda della Russia di una narrazione unica, obbligando a tacere tutte le voci libere, chiudendo ai cittadini russi i social, internet e allontanando con la minaccia di gravi pene i giornalisti stranieri e arrestando e manganellando i giovani che osano manifestare per la pace nelle piazze di San Pietroburgo e di Mosca. E’ la sopraffazione del pensiero unico e di un linguaggio imposto. “In un’epoca come la nostra, quando la democrazia vacilla e la sfera pubblica deve contenere i canali labirintici dei social, l’uso delle parole può produrre trasformazioni drastiche della realtà. Attraverso il linguaggio si esercita il potere della manipolazione e della mistificazione” (Carofiglio: “La nuova manomissione delle parole” Feltrinelli 2021). La guerra è chiamata “operazione militare” la conquista dell’Ucraina “denazificazione”.

Le sanzioni non bastano. L’Onu, gli Usa e l’Europa devono e subito impegnarsi a fermare questo massacro, Nell’era della globalizzazione e della cooperazione con tutti Putin deve essere isolato e con lui, fino a quando non cessa la guerra, non si deve aver alcun rapporto commerciale e di nessun altro tipo. Bisogna rinunciare al gas e agli altri prodotti russi e approvvigionarsi altrove, riducendo i consumi interni e aumentando la produzione di energia solare o eolica non difettando da noi il sole o il vento.

In questo quadro di desolazione e di avvilimento non fa sorridere il siparietto comico, visto sempre in tv, di un Salvini apostrofato dal sindaco polacco di una cittadina vicina al confino con l’Ucraina che gli mostra la felpa di Putin tra i beffeggi e i vaffa dei presenti. Verrebbe da ridere se non ci fosse da piangere!

di Nino Lanzetta