Sensibilita’ e “scollamenti” istituzionali

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All’alba del 6 ottobre del 2010, in seguito ad abbondanti piogge, crollò negli scavi di Pompei l’Armeria dei Gladiatori risalente agli ultimi anni di vita della città romana, prima che venisse seppellita dall’eruzione apocalittica del 79 d.C . Nella giusta, comprensibile indignazione per quanto accadde , dovuto a eventi atmosferici ma anche a una pregressa, lacunosa manutenzione, fu molto apprezzato l’intervento del Capo dello Stato di allora, Giorgio Napolitano, che definì quanto accaduto: ”Una vergogna per il Paese”, accompagnando il suo sdegnato messaggio con la richiesta tassativa, diremmo imperiosa, di avere spiegazioni “immediate e senza ipocrisia” . Da quel momento si mise in moto un rigoroso meccanismo procedurale di necessaria chiarezza da doverlo e poterlo oggi ricordare per ciò che tuttora insegna sul rigore, talune vigilanti sensibilità istituzionali, accentuate dalla energica richiesta del Capo dello Stato. Che pretese spiegazioni “immediate e senza ipocrisie” per un fatto gravissimo (che non era certo né lo scoppio di un conflitto né la crisi del neonato euro) , innescando trasparenti passaggi : una mozione di sfiducia del Pd contro il ministro dei Beni Culturali Bondi con richiesta di dimissioni, il ruolo fondamentale del Parlamento, che la respinse dopo un dibattito. Infine, il nobile gesto dello stesso ministro, che lasciò il ministero e poi la politica , amareggiato per aver dovuto pagare lo scotto di colpe non proprie. Tanti momenti delicati e vitali di una democrazia, anche se di eccessiva severità, da far riflettere non poco sui silenzi, le scorciatoie, le furbate, i letarghi, gli strappi odierni che discreditano l’ immagine del Paese. Da un anno viviamo in una endemica emergenza e una “re – citazione” peripatetica quotidiana. Per mesi non si è riunito il Consiglio dei ministri perché i due “vicepremier” non si parlavano , non “interloquivano”, per usare un termine molto amato dai “Giallo- verdi”, come se le istituzioni fossero i loro chioschi o gazebo. E lo si è saputo soltanto per la risentita, inusuale, pubblica “ramanzina” del premier. Non c’è giorno che la nostra economia non venga strapazzata da infauste pagelle, in queste ore confermate però ufficialmente da Bruxelles per una serie di gravi appunti ai nostri conti e a temerarie scelte del governo. Già segnalate e mai recepite da parte di chi avrebbe dovuto farlo e che, in queste ore, il ministro “competente” Tria ha liquidato con un “panglossiano”: “Lo sapevamo già” e Salvini, in versione “kamikaze”, con il solito controcanto: “Ora va sforato il tabù del 3%” . In mezzo a un frastuono così sconsiderato, la gente è atterrita: da una parte c’è chi dice che tutto va bene e che si va avanti , dall’altra c’è chi prova a far capire, dati alla mano, che non è cosi. Ci sarà qualcuno che può dire: ora basta, chiedendo a chi di dovere “spiegazioni immediate senza ipocrisia?” . Sconcerta, e tanto, che non si sappia ancora a chi risponda il Governo, lo afferma il legislatore, “se, seguendo i criteri della nomina , il Presidente del Consiglio risponde al Presidente della Repubblica e i ministri, oltre che al Presidente della Repubblica o, seguendo quello della fiducia , il Governo risponda alle Camere- Governo inteso come complesso dei citati tre tipi di organi – o risponda al Presidente della Repubblica e alle Camere insieme”, quest’ultima ipotesi la più preferita. Comunque, attraverso il messaggio, c’è una possibilità per il Capo dello Stato di poter dare suggerimenti, una preziosa parola “pacificatrice e rasserenatrice” nei momenti più gravi del Paese, come, purtroppo, è questo. Nessuno dubita che il Colle lo stia già facendo da tempo “in silentio”, come un benedettino . Quanto sarebbe però più rasserenante se parlasse direttamente alla gente e non solo a coloro, che continuano a non ascoltarlo, facendoci collezionare montagne di “maglie nere”.

di Aldo De Francesco