Sinistra in città? Lasciamo stare

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Franco Festa

La riflessione sulla “sinistra sinistrata” che il professore Anzalone ha avviato sull’ultimo numero del Corriere dell’Irpinia ha in sé un equivoco iniziale, che riguarda non l’aggettivo ma il sostantivo. Se infatti ci riferiamo all’attuale classe dirigente del PD irpino è facile verificare che, tranne rarissime eccezioni, nessuno ha con la sinistra storica alcun legame, essendo quasi tutti originari della vecchia DC, poi diventata PPI e infine Margherita. Addirittura il leader incontrastato, ovvero Maurizio Petracca, ha le sue origini politiche nell’UDC, dunque ben lontano dai temi storici che hanno reso, negli anni scorsi, la sinistra in Italia e in Irpinia una forza distintiva e originale. In questo ambito le grandi questioni, nazionali o locali, come ad esempio la lotta alla povertà e al precariato, la difesa del Welfare, la giustizia sociale, fino alle questioni ambientali, possono avere solo risposte modeste e parziali. Il nodo, allora, non è che la sinistra è sinistrata, ma che la sinistra non esiste più. Non è un caso che la ricerca di un candidato sindaco del cosiddetto campo largo è ormai solo una rincorsa affannosa non a un personaggio che esprima forti valori di rinnovamento, ma semplicemente a un rappresentante della “buona” borghesia, ossia a un personaggio neutro, al massimo con dignitosi valori etici. Addirittura alcune delle forze che compongono il campo largo arricciano il naso laddove si pronuncia la parola sinistra. Sintesi massima di questo punto di vista è il Movimento dei 5 stelle, la maggioranza dei quali – l’on. Michele Gubitosa ne è l’esempio più noto non amano definirsi di sinistra perché è secondo loro parola antiquata, non riuscendo minima mente a cogliere i valori di modernità e di impegno che il termine contiene. Essi infatti preferiscono volta per volta rincorrere le questioni e i problemi, con uno spirito di adattamento apprezzabile, ma con una inesistente capacità di visione generale. L’opinione più diffusa in mezzo a loro è che per amministrare un Comune non serve un alto sistema di valori, ma solo buona pratica. Di qui l’accettazione di alleanze spericolate, come quella con Italia Viva. Si tratta di una considerazione falsa e pericolosa, quasi che la città non fosse interamente immersa nelle contraddizioni del presente e non richiedesse risposte a quel livello. Poco peso hanno infine i pur nobili propositi di Sinistra Italiana e delle associazioni che aderiscono al campo largo. Se, dopo tanti mesi, non si riesce a mettere insieme il candidato è perciò anche per questa drammatica confusione ideale che esprime lo schieramento, il cui unico collante è l’opposizione a Festa. Se infatti Festa non ci fosse, allora il campo largo svanirebbe come neve al sole. Non è dunque la sinistra ad essere sinistrata, ma è la politica che esprime il suo disastro. Finché non si sciolgono questi nodi tutto corre il rischio di ridursi a pura rappresentazione, muovendosi cioè sul terreno su cui Festa è maestro, che è quello di un racconto fantastico che con la realtà non ha nulla da spartire. La città quindi fa bene a non appassionarsi a questa meschina rappresentazione della politica locale, immersa com’è in questioni più serie che nessuno degli schieramenti in campo è in grado o ha la volontà di risolvere.