Sirignano: Saman, sbagliato ridurre la cultura soltanto all’aspetto religioso

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“E’ un discorso che va al di là delle religione. In questo modo si finisce solo con il confondere l’opinione pubblica e gettare fango sul mondo islamico”. Non nasconde la sua amarezza Rosanna Maryam Sirignano, scrittrice e formatrice avellinese, convertitasi all’Islam nel 2010, attenta studiosa del mondo islamico membro del Centro islamico culturale d’Italia, tra le pochissime musulmane in Italia con un lungo percorso di studi islamici, dal dottorato alla triennale. Il riferimento è alla vicenda di Saman, la 18enne pakistana scomparsa da Novellara (Reggio Emilia) da più di un mese. Secondo la Procura di Reggio sarebbe stata uccisa dallo zio per essersi ribellata ad un matrimonio combinato. “Quando guardiamo a popoli altri legati all’universo dell’Islam – prosegue Sirignano – finiamo per ridurre la cultura all’aspetto puramente religioso. Ma non è così, la religione ha un ruolo rilevante nella cultura dei paesi islamici ma non esiste solo quella. Nella vicenda di Saman ci troviamo di fronte a modalità patriarcali di gestione delle relazioni familiari, trasversali alle diverse culture, che contemplano una sorta di potere assoluto dei genitori sui propri figli. Non hanno nulla a che vedere con la religione islamica che condanna qualsiasi forma di violenza. Episodi come la terribile vicenda di Saman si spiegano sulla base di una cultura patriarcale, che caratterizza anche alcuni paesi del Sud Italia o le generazioni più antiche in cui alcuni pregiudizi restano radicati. Invece, abbiamo assistito ad una comunicazione falsata, che si spiega con il forte sospetto che in tanti nutrono ancora nei confronti del mondo islamico. Si punta l’indice contro la religione islamica ma si dimentica che una famiglia musulmana è stata sterminata in Canada probabilmente a da parte di chi continua ad accusare a spada tratta l’universo Islam”. Spiega come “se fosse un problema legato solo alle comunità islamiche sarebbe più facile da risolvere ma non è così, la violenza accomuna le diverse culture. Basti pensare alla morte di Maria Paola Gaglione, la ventiduenne di Caivano uccisa dal fratello che non riusciva ad accettare che avesse un fidanzato trans”. Quanto alle strade per combattere questi retaggi patriarcali sottolinea come “Ho fiducia nei giovani, nella loro capacità di prendere coscienza e rivendicare i loro diritti, la libertà di coscienza. C’è bisogno di lasciare le nuove generazioni libere di costruire la propria vita. La speranza è che questa tragedia scuota le coscienze. Purtroppo in famiglie in cui vige una cultura così violenta alle ragazze non resta altra scelta che scappare”. E per quel che riguarda l’Irpinia: “Io sono arrivata alla conversione dopo aver scoperto la cultura religiosa islamica, come frutto della mia ricerca spirituale. E’ difficile parlare di comunità islamica in provincia, si tratta di famiglie che hanno in molti casi esperienze migratorie alle spalle sparpagliate in tutta la provincia. Manca una moschea, un centro religioso comunitario. Si tratta di uomini e donne che devono fare i conti con problemi legati alla sopravvivenza e hanno poco tempo da dedicare alla religione”
Ricorda le segnalazioni da parte di ragazze musulmane che “faticano a dialogare con i genitori e vogliono capire se quello che hanno imparato da bambine è esattamente parte della religione islamica. Quello che stiamo cercando di fare in Italia – spiega – è cercare di fornire un supporto sociale a queste ragazze, ma anche promuovere una corretta conoscenza dell’Islam in un modo che vada alla spiritualità più che alla forma. C’è bisogno di riportare l’Islam alla sua funzione primaria, che punta allo sviluppo della personalità, al rispetto della libertà di scelta e di coscienza. Non è certo l’universo veicolato dai media”.