Strage di Parkland: ma l’America è lontana?

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Ma l’America è lontana/dall’altra parte della luna, sono i versi di una celebre canzone di Lucio Dalla (Anna e Marco). Dopo la  sparatoria avvenuta nel pomeriggio 14 febbraio nella scuola superiore Marjory Stoneman Douglas di Parkland (Florida), che ha provocato 17 vittime, possiamo ancora consolarci pensando che l’America è lontana?

Certo dopo la strage della Columbine High School (15 morti) avvenuta il 20 aprile 1999, indagata nel famoso documentario Bowling for Columbine di Michael Moore (2003), si sono ripetute negli USA le stragi commesse in ambito scolastico da studenti armati fino ai denti: il massacro al Virginia Polytechnic Institute (33 vittime) nel 2007, il massacro dei bambini alla Sandy Hook Elementary School (20 vittime) nel 2012.

Le cronache ci informano che quello alla Douglas High School è il settimo caso di sparatoria in una scuola registrato durante le prime sette settimane di questo 2018. Anche in questo caso lo studente che ha compiuto la strage, Nikolas Cruz, ha lasciato tracce inequivocabili della sua vocazione alla violenza. Sul suo profilo Istagram si ritrae con coltelli e pistole, a letto col fucile, con il volto semi coperto da sciarpe nere e  berretti militari, posta la scritta “terapia di gruppo” sotto un bersaglio crivellato, diffonde  informazioni su come acquistare un fucile a pompa. Gli studenti che lo conoscevano, raccontano che Cruz indossava spesso camicie “patriottiche, militari”, che parlava del “male dei musulmani” e del suo amore viscerale per le pistole. Usava termini come “annientare”, “uccidere” che facevano paura e spesso ripeteva i motti di Trump, come “Make America Great Again” .

Instabilità mentale, certo, malvagità e nichilismo all’ennesima potenza, certo, ma queste caratteristiche non si sono sviluppate su Marte. Sono state alimentate da una cultura, da un sentire condiviso con fasce sociali non marginali. Dietro c’è l’adorazione per le armi, che in America sono state innalzate sul trono della libertà, il mito del super uomo che si realizza attraverso la violenza, il suprematismo bianco, il disprezzo dei diritti umani. C’è una cultura di odio che alimenta l’odio fra gli essere umani e produce inevitabilmente crimini d’odio.

In Italia, grazie al cielo non abbiamo mai avuto stragi nelle scuole, ma certo non possiamo dirci immuni dagli idoli mentali che hanno sconvolto la mente del giovane Cruz.

Quando noi pensiamo ai fantasmi del razzismo in America ci vengono in mente le immagini degli incappucciati del Ku Klux Klan che organizzano il linciaggio dei neri per vendicare questo o quel delitto ai danni dell’uomo o della donna bianca: avremmo mai immaginato che, non in Alabama negli anni 30 del secolo scorso, ma nella civilissima Macerata di oggi un “suprematista” bianco avrebbe tentato di linciare i neri incontrati per caso in strada, giustiziandoli a colpi di pistola, e poi si sarebbe consegnato avvolto da una bandiera per colorare di patriottismo la strage tentata?

Avremmo mai immaginato che in quella piazza virtuale che sono i social, un pubblico di tifosi avrebbe espresso apprezzamento per quel gesto? Del resto che il gesto di Luca Traini non sia un fatto isolato lo dimostrano diversi episodi di violenza. Solo qualche giorno fa sono stati esplosi numerosi colpi di arma da fuoco contro alcuni locali di proprietà della Curia di Piazza Armerina dove erano stati alloggiati dei migranti, mentre qualche giorno prima dei fatti di Macerata a Pietrasanta è stata incendiato un edificio occupato da una onlus.  Ancora prima analoghi episodi si erano verificati in provincia di Ascoli, di Piacenza, nel Lodigiano e nel Veneto. Tutto questo mentre nella campagna elettorale ci sono quelli che “vendono” ai cittadini elettori la “libertà” di usare le pistole al di fuori dei limiti della legittima difesa e attribuiscono la responsabilità di quello che è accaduto a Macerata…..alle vittime, perché ci sono troppi immigrati in Italia.

Certo l’America è lontana….. ma siamo proprio sicuri che sia dall’altra parte della luna?

di Domenico Gallo edito dal Quotidiano del Sud