Tempi sempre più bui

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Stiamo attraversando giorni difficili; e tempi bui si affacciano all’orizzonte. La pandemia ci ha messo in ginocchio e, dopo dieci mesi, non riusciamo ancora a tirarcene fuori nonostante che la scienza, la tecnologia e la medicina siano di altissimo livello. Lo stato di emergenza e le misure di sicurezza prese dal governo non trovano un adeguato consenso né nei partiti di opposizione dove Salvini e Meloni, irresponsabilmente, giocano allo sfascio né nei partiti di maggioranza dove ognuno va per conto suo senza un minimo di coesione e di strategia condivisa. Il M5S che è alla disperata ricerca di una identità, Renzi che si dimena lanciando fendenti al Governo nella vana speranza di uscire dalla marginalità e rientrare in gioco, il PD che non riesce a ritrovare i valori fondativi e Leu che invano persegue una unificazione della sinistra. Nel contempo i poteri forti cercano ognuno di tirare acqua al proprio mulino. Da più parti si accusa Conte di attentare alla democrazia con i DPCM e le decisioni del Governo vengono passate al setaccio da una critica feroce e, spesso, prezzolata. In più molti giornali e tutte le televisioni fanno cattiva informazione riempendoci di notizie, ripetitivamente ossessive e allarmanti, che accrescono la confusione e lo sconforto.

Ma il più grave è che il Paese è diviso, sfiduciato, smarrito. Assiste impotente allo scollamento delle Istituzioni e molti cittadini invocano l’uomo forte, della provvidenza (Salvini, Meloni, Draghi?) che li tiri fuori dalle difficoltà, ignorando la storia e dimenticando la fine del Duce appeso ad un traliccio di piazzale Loreto, oltraggiato, deriso e vilipeso e di recente i molto più modesti Berlusconi e Renzi che si atteggiavano a grandi statisti e a salvatori della Patria. Quali le cause di questo sfilacciamento dei valori e del degrado della politica? Papa Francesco, non a caso, nel proporre con la sua nuova enciclica “Fratelli tutti”, un nuovo modello di società fondata sull’amore e la pace secondo gli insegnamenti del Vangelo rivisitato dal Santo di Assisi, richiama all’inizio (§ 8) il concetto di Comunità. “C’è bisogno di una comunità che ci sostenga, che ci aiuti e nella quale ci aiutiamo a vicenda a guardare avanti “Oggi non c’è più la comunità, spazzata via dalla fine della civiltà contadina nella quale si faceva carico di condividere una convivenza, di esaltare il valore della famiglia, primo nucleo di una società organizzata, della tutela del più debole e della donna. Le comunità naturali si sono dissolte inesorabilmente prima con le aperture delle fabbriche e l’economia fordista, poi con il villaggio globale, il consumismo e il dio mercato.

Si va sempre più diffondendo una voglia di comunità: “La comunità ci manca perché ci manca la scurezza, elemento fondamentale per una vita felice, ma che il mondo di oggi è sempre meno in grado di offrirci e sempre più riluttante a promettere. Ma la comunità resta pervicacemente assente, ci sfugge costantemente di mano o continua a disgregarsi, … anziché mitigarsi, la nostra insicurezza aumenta di giorno in giorno, e così continuiamo a sognare, a tentare e a fallire” (Bauman: “Voglia di Comunità- Laterza 2001) Alla comunità si è sostituito il ghetto che è proprio “l’impossibilità di creare una comunità”. Bisognerebbe ritrovare lo spirito dei costituenti e ripartire con slancio e coraggio approfittando proprio di questa pandemia, per ridisegnare un modello di società sulle orme della Costituzione e degli insegnamenti di Papa Francesco. Questa mediocre classe politica e dirigente è all’altezza dei padri fondatori che seppero anteporre il bene della Repubblica a quello dei partiti? Il dubbio è d’obbligo.

di Nino Lanzetta