Terremoto, un calendario poetico sui social

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A 40 ANNI DAL TERREMOTO DEL 1980 LE POESIE DI DOMENICO CIPRIANO INCONTRANO LA FOTOGRAFIA PER 23 GIORNATE, A PARTIRE DAL PRIMO NOVEMBRE 2020, ATTRAVERSO LA PIATTAFORMA FACEBOOK.
A quarant’anni dal sisma del 1980 sono tanti i modi per ricordare e non dimenticare quei terribili momenti vissuti in Irpinia. Un modo per testimoniare è rappresentato sicuramente dalla poesia. Tra le pubblicazioni si ricorderà il poemetto “Novembre” di Domenico Cipriano, pubblicato alcuni anni fa e introdotto dal prof. Antonio La Penna. Un libro che ottenne l’attenzione del premio Viareggio e la traduzione in inglese a cura di Barbara Carle per l’Università di New York.  Quest’anno i 23 testi di quella silloge sono stati ripubblicati nell’antologia “La grazia dei frammenti” (Ladolfi editore) insieme ad una ricca scelta delle poesie più significative di Cipriano tratte dalle altre sue raccolte, oltre ad alcuni inediti.

In occasione del 40ennale, con cadenza quotidiana dal 1° al 23 novembre, le poesie, affiancate da foto che riprendono immagini a cui alludono i versi, saranno pubblicate sulla pagina Facebook dell’autore (domenicociprianopoesia) e sulla pagina Instagram (domenico.cipriano.poesia) da cui è possibile condividere tramite i profili personali sui vari social. L’idea e il progetto grafico sono di Francesco Di Sibio, che firma anche alcune delle foto, mentre i restanti scatti sono di Luigi Cipriano. In questo calendario scandito dai giorni, non troveremo immagini scelte per rappresentare i momenti di allora, attraverso foto d’archivio, ma di immagini che portano in luce una parola significativa, evocativa, tratta da ognuna delle 23 poesie che saranno pubblicate sui social nei prossimi giorni.

Una raccolta di poesie sofferte – afferma il poeta Domenico Cipriano –, che sono anche un omaggio all’Irpinia, alla sua gente, e una testimonianza del passato per guardare al futuro. Gli eventi di quella sera li ho vissuti e con gli occhi di un bambino di dieci anni, come i mei coetanei. Ho assorbito tutti i ragionamenti, i dibattiti, le accuse e le difese. Poi, con il tempo della poesia, sono riemersi in versi. Rappresentano una tappa fondamentale della nostra epoca e pertanto non dobbiamo dimenticarla, ma fare in modo che sia una spinta ad andare avanti“.

Nella prefazione al libro originario, così scriveva il professor Antonio La Penna: “I numeri dei versi corrispondono a un jeu de chiffres: le strofe sono 23, perché la data del terremoto è il 23 novembre; ciascuna strofa è di 7 versi e il prologo è di 34, perché il terremoto scoppiò alle 7 e 34; l’introduzione poetica è di 11 versi, perché novembre è l’undicesimo mese dell’anno. Credo che sia ben difficile trovare, nella poesia di oggi, qualche cosa di analogo o affine. Senza avviarci in una ricerca di esito incerto, diciamo che l’architettura è una traccia paradossale del terremoto, che di architetture ne ha distrutte moltissime“.

Orari, date, giorni, anni: i numeri impattano molto questa ricorrenza e l’impianto di quanto sarà proposto, così come la sostanza principale è composta da parole prese singolarmente, come simbolo, considerate in gruppo, come pezzi del poemetto, ma un’ulteriore chiave di lettura ci è proposta dall’ideatore, Francesco Di Sibio: “Il progetto cercanon tanto una via alternativa per la fruizione e la diffusione della poesia, quanto creare un percorso, una sequenza giornaliera, un appuntamento fisso per aggiungere, tassello dopo tassello, varie immagini di una storia. Perché alla fine questi grandi e sconvolgenti eventi sono la somma di quanto vissuto da ogni singola persona“.