Troppi galli nel pollaio

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L’annuncio del premier Conte sulla parziale ripresa delle attività produttiva ha dato di fatto inizio alla cosiddetta “fase 2”. Non meno delicata della emergenza che abbiamo vissuto finora. Tra le altre cose infatti  abbiamo dovuto finora registrare anche, tra le forze politiche, la mancanza in misura adeguata di quella responsabilità e coesione nazionale che, sole, possono garantirci la vittoria in questa difficile battaglia. Troppi comportamenti minacciano di impedire o di ritardare l’uscita del Paese dalle difficoltà nel quale si dibatte. Inutili scavalcamenti. Sterili rivendicazioni di primogeniture. Strumentalizzazioni. Tranelli. Ambiguità. Sovrapposizioni. Caotiche rivendicazioni di competenze o di quote di potere istituzionale. Insomma, atteggiamenti inconcepibili  che rischiano, se non fermati, di impedirci  di affrontare senza rischi la cosiddetta “fase-due”.

Il positivo lavoro di squadra di Conte e di Gentiloni nel posizionarsi in Europa tessendo alleanze con pazienza ha prodotto un risultato significativo. Per la prima volta, l’Ue ha ammesso la necessità di strumenti straordinari condivisi, sia pure da dettagliare. Questo ha fatto capire che c’è poco spazio per i ledaer irruenti ma isolati e inconcludenti. E ha  fortemente indebolito per ora la posizione di anti-europeisti e sovranisti.

Certamente anche qualche esponente di governo ha commesso degli errori, come alcune dichiarazioni un po’ avventate. O come l’istituzione di proprie task force, come se fossero diventate un nuovo status symbol! Tuttavia, il primato di irresponsabilità nazionale  deve essere attribuito senza dubbio all’ineffabile Salvini. Prima sostenitore insieme alla Meloni di una cabina di regia, solo però evidentemente per avanzare richieste demagogiche! Cabina poi archiviata da un Capitone dimostratosi allergico alla assunzione di responsabilità condivise. E seguito dalla Meloni, forse partita con intenti più positivi, ma finita per inseguirlo passivamente. Questi repentini mutamenti di posizione – insieme alla perdita delle piazze come cassa di risonanza e al rinvio delle elezioni – hanno fortemente indebolito l’impianto propagandistico di Salvini. Lo hanno costretto in un angolo dal quale gli riesce sempre più difficile uscire. Una condizione segnalata da sondaggi sempre più implacabilmente negativi. E una linea additata ormai come poco convincente anche da sussurri e grida interni alla Lega.

Un altro fronte molto caldo ha provocato non poche tensioni fra i diversi livelli istituzionali e a cui bisognerà dare presto una sterzata. Quello dei rapporti tra l’esecutivo e i governatori. Alcuni di essi – di vario colore politico – si comportano più da “padroni” del territorio che non da amministratori democratici pro tempore. Spesso adottando comportamenti e porvvedimenti fuori tempo e fuori luogo. Da ultimo, la riapertura già attuata dai governatori del Veneto e del Friuli ha segnato un’altra rottura del fronte nazionale delle regioni. Su di essa tuttavia il governo ha minimizzato, per non perdere  il residuo canale di comunicazione con il campo leghista.

Non bastasse questo, si è fatto sentire – poi seguito dalle organiche e istituzionali proposte dell’Anci – anche il neo-costituito fronte dei sindaci delle città metropolitane. Forte della presenza di alcune figure di rilievo nazionale. Fermamente decise anch’esse a  rivendicare uno spazio adeguato nella gestione della fase 2. Questa già si presenta particolarmente complicata per i numerosi rischi di vario genere che una riapertura precipitosa potrebbe comportare. Segnalati da numerosi scienziati, che paventano ricadute emergenziali ancora più virulente. Poi, la statura di buona parte dei protagonisti della attuale scena politica è ben distante da quella dei leader che, nel secondo dopoguerra, seppero assicurare all’Italia una rapida rinascita economica. Perciò occorre almeno, prima di ripartire, sanare le più vistose fratture politiico-istituzionall. Per evitare – parafrasando un famoso discorso di Churchill dopo la vittoria alleata in Africa orientale nel 1942 – di doverci accorgere che “questa non è la fine, non è neppure l’inizio della fine, casomai è solo la fine dell’inizio”!

di Erio Matteo