Truffa sui fondi per il post Covid 19, sequestro da 330mila euro a due giovani imprenditori

Operazione della guardia di finanza di Avellino. Le indagini sono partite alla fine del 2023. L'accusa è di aver gonfiato l'ammontare delle perdite economiche subite a causa della pandemia

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AVELLINO – Una truffa milionaria. Sovvenzioni e sussidi percepiti indebitamente, approfittando dei fondi messi in campo dallo Stato per far fronte ai danni economici causati dal Covid 19. Scatta il sequestro preventivo di beni per 330mila euro nei confronti di due giovani imprenditori di Avellino.

In azione i militari del comando provinciale della guardia di finanza. Hanno dato esecuzione all’ordinanza applicativa della misura cautelare personale e reale disposta dal gip del tribunale di Avellino, su richiesta dalla Procura, nei confronti di un 47enne, e il sequestro preventivo nei confronti suoi e di un 41enne. I due sono accusati dei reati di “truffa continuata, riciclaggio e autoriciclaggio, connessi a indebite percezioni di provvidenze pubbliche, a titolo di contributo, ai sensi delle disposizioni normative emanate a seguito della pandemia da Covid-19”.

Le indagini sono partite lo scorso novembre 2023, nell’ambito delle quali veniva ricostruita analoga truffa posta in essere da quattro soggetti, destinatari di misure cautelari personali ed il sequestro preventivo per circa 1.200.000,00 euro; in particolare, gli indagati, attraverso 4 società ad essi riconducibili, nell’anno 2021, avevano beneficiato delle misure di sostegno economico destinate a soggetti colpiti dall’emergenza epidemiologica, presentando istanze di accesso al contributo, nelle quali veniva dichiarata falsamente una flessione media mensile del fatturato tra gli anni 2019 e 2020, percependo così indebitamente la sovvenzione milionaria.

Gli ulteriori approfondimenti investigativi, condotti dai finanzieri del Gruppo di Avellino, attraverso l’esame dei dispositivi mobili già sottoposti a sequestro e dei flussi finanziari transitati sui conti correnti degli indagati e delle società coinvolte, consentivano di acquisire elementi in base ai quali ritenere che le provvidenze pubbliche erogate venivano poi trasferite ad un’altra società, riconducibile agli stessi indagati, senza titolo, in assenza di documentazione fiscale comprovante rapporti commerciali, nonché ad altri soggetti, solo ed esclusivamente per ostacolare la tracciabilità e l’identificazione della provenienza delittuosa.