Truffa sui ristori Covid, i due nuovi indagati coinvolti nel sistema di un professionista irpino finito ai domiciliari

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Tuffa sui ristori Covid, emergono nuovi sviluppi  sull’operazione  della Guardia di finanza di Avellino e che ha portato all’emissione della misura cautelare nei confronti di un 47enne e ad un sequestro preventivo per 330mila euro  nei confronti suoi e di un 41enne. I due sono accusati dei reati di “truffa continuata, riciclaggio e autoriciclaggio, connessi a indebite percezioni di provvidenze pubbliche, a titolo di contributo, ai sensi delle disposizioni normative emanate a seguito della pandemia da Covid-19”.

I due nuovi indagati, di cui uno  destinatario di una misura cautelare agli arresti domiciliari, e coinvolti nel blitz di ieri della Guardia di finanza,sarebbero  collegati al meccanismoper ottenere contributi pubblici, organizzato secondo le indagini   delle fiamme gialle e della procura di Avellino,  dal commercialista irpino tratto  in arresto,  a novembre scorso.  Questa è una delle conclusioni a cui sono giunti i militari agli ordini del maggiore Silverio Papis dopo gli approfondimenti della prima parte dell’inchiesta avevano continuato a scavare nelle rete del professionista.

L’inchiesta dei militari delle Fiamme Gialle del Gruppo di Avellino, coordinati dal pm della Procura di Avellino Vincenzo Russo, nei confronti di quattro società che nell’anno 2021 avevano presentato istanza per usufruire delle misure di sostegno economico destinate ai soggetti colpiti dall’emergenza epidemiologica “Covid 19”.  Il commercialista tramite una serie di dichiarazioni IVA tese a far apparire un volume d’affari mai conseguito nell’anno 2019, con la complicità del suo collaboratore e dei prestanome  avevano indotto in errore l’Agenzia delle Entrate in merito alla sussistenza dei requisiti per usufruire dei contributi a fondo perduto previsti dal “Decreto Sostegni” e dal “Decreto Sostegni bis” facendo figurare una (in realtà inesistente) flessione del fatturato, ottenendo i contributi. Per queste ipotesi di reato era stata già applicata nei confronti di un commercialista  e di un suo collega  la misura della custodia cautelare in carcere (in seguito  hanno ottenuto  dal  Riesame  l’ attenuazione della misura agli arresti domiciliari). Ma l’inchiesta della Procura e delle Fiamme Gialle non si era affatto conclusa. Grazie all’analisi dei dispositivi mobili in uso agli indagati, oltre a fornire importanti elementi di conferma in merito alla responsabilità dei primi quattro indagati, sarebbe venuto fuori il rapporto tra l’indagato e il commercialista e l’indagato finito ai domiciliari ieri. Lo stesso, secondo le accuse raccolte da Procura e Fiamme Gialle,  sarebbe coinvolto, nell’organizzazione messa in piedi dal commercialista.