Un concreto riformismo sociale

0
313

 

L’incarico di formare un nuovo governo a Paolo Gentiloni ha sbizzarrito la stampa nazionale con riflessione storiche e politiche legate alla statura del personaggio e al suo percorso culturale e politico eterogeneo, ma di tutto rispetto. La sua giovanile formazione di ispirazione cristiana non lo irretisce nelle gabbie dogmatiche di un cristianesimo miope ed autoreferenziale, ma lo proietta, da cristiano adulto, sulle frontiere della contestazione del sessantotto e sul non facile impegno per la costruzione di una ecologia umana e sostenibile. Comunicatore della carta stampata con una nobile freschezza culturale, lontana da ogni tentazione populistica e grande mediatore, convinto che il raggiungimento degli obiettivi necessita di percorsi lunghi e pazienti, pur senza flettere sullo sforzo della dignità e della responsabilità. Sono appunto queste due preziose connottazioni – dignità e responsabilità – con le quali si è presentato agli italiani dal Quirinale, subito dopo aver ricevuto l’incarico dal presidente Mattarella, che attualmente costituiscono merce rara nel contesto politico italiano, costellato da facile populismo, difesa indecorosa degli interessi personali e di parte, scarsissima capacità di parlare al cuore di una comunità afflitta da nuove e vecchie sofferenze e sempre più lontana dai rappresentanti di una casta incapace, appunto, di testimoniare la dignità e la responsabilità del proprio ruolo. Credo che la credibilità e la statura di Paolo Gentiloni trovi nell’alveo del cattolicesimo sociale di Papa Francesco, la bussola necessaria per navigare nel mare tempestoso di una crisi senza fine, di una Europa affannata solo sulle questioni finanziarie, di un orizzonte globale afflitto da guerre continue e genocidi assurdi, spesso ignorati. La storia familiare e personale del nuovo presidente del Consiglio riafferma l’esigenza, culturale e politica, di costruire un pensiero e un percorso di concreto riformismo sociale coerente con le radici, che crea cammino attivo e responsabile di una comunità nazionale, smarrita e costretta ad una protesta diffusa, soprattutto tra i giovani, con il rischio di una deriva popolustica senza futuro. La perdita o l’assenza dei legami comunitari, a livello locale e globale, nel tempo e nel tessuto sociopolitico che hanno, per secoli, costituito il connettivo fondamentale dei popoli, certamente non agevoleranno il breve cammino programmatico di Paolo Gentiloni. La drammaticità dei problemi più urgenti che Gentiloni dovrà rapidamente affrontare probabilmente non gli consentiranno di attivare la bussola del suo orientamento programmatico. È auspicabile, frattanto, che come cittadini e come cristiani per chi si sente tale, questo periodo di Avvento sia un momento forte di attesa, non solo per la luce del Messia che nasce, ma anche per una comunità nazionale sfiduciata, sempre più incapace di costruire quotidianamente un dialogo intergenerazionale che superi le inquietudini ed offra percorsi – dignitosi e responsabili – che uniscono il passato al presente e il presente al futuro.
edito dal Quotidiano del Sud