Un Greco o un Fiano Docg a poco più di 1euro!

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Certo che il momento storico (COVID-19) ha le sue responsabilità, portando un’azienda a cedere alla scelta di una catena della GDA. Tuttavia, i prezzi stracciati sugli scaffali di una nota catena di supermercati, di Greco e di Fiano Docg con tanto di fascetta, perché?

Se di per sé la notizia rappresenta una sorta di eldorado per gli appassionati di vino italiano, del Greco e Fiano in particolare, due delle Docg irpine, la quasi totalità dei produttori è molto preoccupata. Per non dire altro. Anche se con modo e opinioni diverse non sono state poche le reazioni a questa vicenda, come Coldiretti Campania con il direttore Salvatore Loffreda molto duro e con ovvie ragioni quanto ha dichiarato nel CS ufficiale di ieri -“È inaccettabile che Fiano e Greco, che alla pari della mozzarella di bufala e del pomodoro San Marzano, sono gli ambasciatori del made in Campania siano oggetto di una tale speculazione”-. In contempo non può non farsi una domanda, che in verità in tanti ci facciamo e molti conoscono anche la risposta. -“A chi giova vendere una bottiglia di vino a un prezzo che ripaga a stento vetro, tappo e fascetta?”- Circostanza, questa, che ha coinvolto una nota catena di supermercati, dove sino alla mezzanotte del 31 dicembre 2020 Greco di Tufo e Fiano di Avellino sono finiti sugli scaffali in offerta a 1,19 euro.

“Se pur trattasi di offerta a tempo, e limitata, è pure uno schiaffo in faccia alla denominazione, all’Irpinia, ai produttori, pertanto noi di Coldiretti ci siamo sentiti in dovere di dire la nostra con un CS ufficiale”.- Questo è quanto ha dichiarato Francesco Acampora Presidente Coldiretti Avellino in linea con il direttore Loffreda ed è solidale al Consorzio di Tutela dei Vini d’Irpinia. – “Credo che sia stato attaccato impropriamente, perché in questa vicenda non può fare molto”-. Sembra strano ma è proprio così i “Consorzi di Tutela” hanno le mani legate e tal proposito mi viene in mente una battuta che a volte si fa e ci si scherza, e un po’ cattivella eh! “Una denominazione d’origine garantisce tutto fuori che la qualità di un vino”. In realtà, per molte denominazioni italiane, dove produttori e organi consortili stanno facendo grandi sforzi per innalzare la qualità e promuovere il marchio, questa frase oggi si trasforma in “Una Docg garantisce tutto fuori che un prezzo minimo del vino”.

Vitigno e grappolo di Greco di Tufo

Eppure il Consorzio di Tutela dei Vini d’Irpinia nella persona del Presidente Stefano di Marzo, che ho raggiunto telefonicamente, pur sapendo di non aver nessuno strumento per mettere fine a questi sciacallaggi delle “denominazioni irpine”, perché ahimè non è il primo, ma mi auguro sia l’ultimo, come Consorzio è uscito il CS, dove si evince il suo rammarico personale per l’accaduto, ma ingiuste le accuse mosse all’ente Consorzio. Infatti, dichiara che: -“Tali reazioni, pur condivisibili nel merito, non possono tuttavia essere rivolte, com’è accaduto nel caso di specie, contro il Consorzio di Tutela dei Vini d’Irpinia. Simili prese di posizione denotano scarsa conoscenza delle prerogative di un consorzio di tutela. Esso non può svolgere attività di controllo sui prezzi che singole aziende, di produzione o di distribuzione, decidono di praticare”. – Contemporaneamente prende un impegno, quale Consorzio di tutela dei suoi associati e dice: -“Il Consorzio può compiere altro genere di verifiche di correttezza e rispondenza dell’operato dei fruitori della denominazione ai dettami della legge e del disciplinare di produzione, e ovviamente su questo fronte esso è attivo e continuerà a svolgere, anche in questo caso, il suo ruolo di vigilanza, a tutela del buon nome delle denominazioni tutelate”-. Il quadro della vicenda è ben chiaro ma ritengo che non possiamo, oggi rispondere che “il mercato detta legge” però non credo che, almeno per quanto riguarda tante Docg con alti profili qualitativi questa scusa possa essere ancora valida. Anche perché, la scelta di stare in una Docg o altra denominazione per molti produttori non solo è scontata ma fa parte del loro mondo, di quanto vi è attorno e lo circonda. Questo è sicuramente lodevole ma DOCG non è (giustamente) gratis, però dietro un esborso ci deve sempre essere un servizio reso, dietro i costi della fascetta e nei confronti di tutti ci devono essere delle garanzie.

Vitigno e grappolo di Fiano di Avellino

Il vino è un prodotto dell’agricoltura, soprattutto nella nostra amata Irpinia, che deve avere un suo preciso valore. Se non l’ha, allora, non è vino, è una bevanda alcolica, un qualcosa che si può bere, ma non è “Vino” e non può riportare in etichetta questa parola. Una riflessione è d’obbligo. Se tanto vino venduto e svenduto perdesse automaticamente il suo nome, quello che rimane assumerebbe “de facto” uno status e un valore diverso, in altre parole, più alto. Se il suggerimento è troppo sconcertante e di difficile attuazione allora basterebbe che le Docg vigilassero ed eventualmente punissero non tanto chi è magari costretto a vendere a certi prezzi, ma chi se ne approfitta e spesso sputtana un marchio e un territorio.