Un paese a fasi alterne

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Sulla gestione dell’emergenza del Coronavirus si procede a fasi alterne, un po’ per colpa delle Regioni, che vogliono fare di testa propria, e un po’ anche per colpa del Governo che spesso è lacerato al suo interno perché Italia Viva e il M5S non avvertono appieno l’eccezionalità del momento che stiamo attraversando  e il senso dello stare in una coalizione nella quale le decisioni devono essere necessariamente frutto di equilibrio nel solo interesse generale e non dei partiti che la compongono. Dovrebbe sviluppare la massima collaborazione, senza esternazioni pubbliche almeno da parte di coloro che stanno al Governo.

Invece ci muoviamo nella logica di sempre e ci perdiamo nella solita polemica spicciola, nella quale impazzano i due sfasciacarrozze di sempre: i Matteo; poco curanti anche dei consensi che li stanno penalizzando. Assurda, poi, la polemica se accettare o meno i prestiti del MES (37 miliardi a tasso zero, da restituire in 10 anni e utilizzabili, da subito, senza condizionalità) che i 5 stelle non vorrebbero prendere perché insufficienti e che invece i DM vogliono prendere senza aspettare il Recovery Fund.

La seconda fase che si è aperta il 4 e dovrebbe allargarsi a partire dal 18 è anticipata dalle ordinanze di alcune regioni. Quelle della Calabria e della provincia autonoma di Bolzano sono state impugnate dal Ministro Boccia. L’ordinanza della Calabria è stata annullata dal Tar, come lo sarà probabilmente quella della Provincia autonoma di Bolzano Però i Governatori del Nord scalpitano per riaprire tutto senza aspettare oltre anche per ristoranti, bar e parrucchieri.

La situazione dell’andamento del virus varia da regione a regione. In quelle del Sud è sotto controllo, in quelle del Nord ci sono ancora contagi e morti che sono molto calati in Calabria, Campania, Sicilia e quasi a zero in Basilicata e Molise.  Perché al Sud il virus ha avuto un impatto più limitato? Secondo il virologo Silvestri non solo per una questione di clima più mite o di minori polveri sottili, che renderebbe meno veloce la propagazione ma anche di un comportamento più meritevole dei cittadini e delle Autorità sanitari che hanno fatto tesoro dell’esperienza del Nord. Forse, anche per questo, sarebbe stato più opportuno una riapertura graduata fra le Regioni. Il Governo, anche su consiglio del Comitato degli scienziati, ha pensato di procedere in modo analogo per tutti onde evitare le sicure proteste del Governatori del Nord dove i focolai non sono del tutto spenti ma che smaniano per riaprire tutto e subito. Da una parte si è avvertita l’esigenza di far ripartire le aziende per recuperare il terreno perduto, dall’altra di garantire la salute dei cittadini senza vanificare gli sforzi finora fatti.

Il virus e suo modo di propagarsi, la possibile durata, il tempo della preparazione e dell’uso del vaccino sono ancora abbastanza problematici per cui dobbiamo imparare a convivere, almeno per molti mesi ancora, con le opportune cautele e protezioni. Il lavoro che bisogna fare è attrezzarsi nel modo più sicuro per non farsi vincere dal contagio. Non è facile è occorrerebbe la collaborazione di tutti: delle imprese, dei lavoratori, delle Regioni e degli Uffici pubblici che dovrebbero unire gli sforzi e mettere in campo norme efficaci e comprensibili. Occorrerebbe ripensare i trasporti garantendo la sicurezza, disciplinare il lavoro in fabbrica, negli esercizi commerciali e artigiani, dove lo spazio è limitato, e negli stessi uffici pubblici. E’ un compito arduo e complesso: Invece ci perdiamo in elucubrazioni su un nuovo Governo Istituzionale, delle larghe imprese, su un ennesimo salvatore della Patria!

Occorrerebbe, invece e prima di ogni altra cosa, passare ad una seria e radicale riforma della burocrazia, indispensabile per ogni intervento efficace che arrivasse subito a destinazione e non nei tempi biblici come sta succedendo per la cassa integrazione in deroga, i prestiti ed i sussidi ai cittadini. E’ una riforma che, se affidata ad un Comitato di giuristi, si potrebbe fare in poco tempo facendo approvare dal Parlamento i testi unici sui singoli settori man mano che vengono redatti per singolo settore.

Se si vuole abbandonare la vecchia politica non si può procedere con gli antichi sistemi. Conte sarebbe all’altezza del compito, non si sa se lo sarebbero Renzi, Di Maio e lo stesso Zingaretti. Chissà se il coronavirus ci facesse questo regalo!

di Nino Lanzetta