Una campagna elettorale surreale

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Questa pazza estate sta finendo e con essa, speriamo, anche una campagna elettorale anomala, gridata, per certi versi persino surreale, fatta a chi le spara più grosse, senza alcun ritegno per la verità. “Parole, parole, soltanto parole…” cantava Mina in una sua nota canzone. Parole, parole, soltanto parole, ripetono in coro tutti i partiti come un disco rotto senza paura del ridicolo. Hai voglia di cambiare canale e di non guardarti in giro!

In momenti come questi di emergenza e di prezzi della luce e del gas che vanno alle stelle con ingiustificati ed smisurati extra redditi, sarebbe stato di grande utilità se non sospendere la campagna elettorale, almeno contribuire con Draghi a trovare una soluzione condivisa sulle misure da prendere per fronteggiare il carovita che erode il già magro salario dell’operaio e del ceto medio. Invece tutti a sbandierare la propria ricetta inadeguata, irrealizzabile e populista, senza indicare mai i costi e i tempi di realizzazione. “Dum Romae consulitur, Seguntum ezpugnatur”. Mentre a Roma si discute, Sagunto viene spugnata ricordava Tito Livio in una sua allocuzione in ordine alla seconda guerra punica. Spesso la storia si ripete: anche adesso le chiacchiere prevalgono sui fatti, il populismo impera, le promesse sono strampalate, false o irrealizzabili. In autunno, ne sentiremo de conseguenze. I partiti sono sempre gli stessi ed anche la tecnica si riduce solo a propaganda in TV, sui social e nelle piazze.

Villanacci, sul Corriere della sera della scorsa settimana, scrive che i partiti sono presi dalla “sindrome del colibrì” che riesce a muovere le ali circa sessanta volte al secondo rimanendo fermo. I loro comportamenti, Il non parlare mai dei veri problemi e delle soluzioni che interessano la gente, l’illusione di ricette semplici per problemi complessi, favoriti da una pessima legge elettorale, creano sconforto e favoriscono l’astensionismo anche nei giovani che votano per la prima volta. Si chiede sempre zero burocrazia, semplificazione di procedure, accesso alla pubbliche istituzioni e poi si lavora per il contrario. Si fanno sempre più nuove leggi, spesso scritte con i piedi (vedi da ultimo il decreto per gli extra profitti!) invece di sfoltire quelle in essere che sono centinaia di migliaia, spesso incomprensibili, duplicate, contradditorie, inutili.

Secondo tutti i sondaggi la destra viaggia col vento in poppa e la Meloni parla già da Primo Ministro  cercando di rassicurare l’Europa sui conti pubblici pur non avendo l’autorevolezza di un Draghi, conosciuto e apprezzato in tutto il mondo, la cui figura, da sola riesce, a tranquillizzare i mercati, Cosa potrà fare la Meloni con il suo esercito sgangherato, con soci come l’incapace Salvini  e l’’imbalsamato Berlusconi, con il ritorno di ministri alla Tremonti che hanno affossato l’Italia ed ora si propongono di salvarla? In questo bailamme il fronte progressista è diviso e poco entusiasta, e, come sempre, offuscato dal raptus del cupio dissolvi. Per Calenda, Renzi e Conte l’avversario non è la destra ma il PD di Letta che attaccano violentemente allo scopo di togliergli voti, convinti e rassegnati di rimanere all’opposizione!

L’ autunno non sarà caldo, ma caldissimo. Il prossimo governo dovrà gestire la fine dell’abbondanza e il ritorno all’austerità, che sarà ancora più pesante e lunga di quelle del passato, con l’inflazione che ha raggiunto, l’8,4 %, i salari fermi da tempo, i lavori precari e in nero, le aziende che chiudono e i prezzi che continuano a salire, il carrello della spesa sempre più vuoto e le mense dei poveri sempre più affollate. I malumori e la rabbia crescenti potrebbero sfociare in disordini sociali se i problemi si aggraveranno.

Ce la farà la Meloni e quanto durerà?

di Nino Lanzetta