Una data simbolo per il mondo

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Quando viene eletto il nuovo Presidente degli Stati Uniti cambia immediatamente la geografia politica mondiale. E queste elezioni del 2016 hanno un altro e fondamentale elemento di novità, ha vinto l’outsider inaspettato e temuto: Donald Trump. Una vittoria che spazza via letteralmente il partito democratico di Obama e dei Clinton, che spezza il sogno di vedere per la prima volta una donna alla Casa Bianca. E nella storia spesso alcune date diventano simboliche. Il 9 novembre del 1989 viene abbattuto il muro di Berlino e cade il blocco comunista. Questo 9 novembre del 2016 è un altro tornante della storia. La Presidenza Trump non può essere letta con gli occhi della politica classica ma al contrario è il successo di chi ha abbattuto, non a colpi di piccone come nella Berlino di 27 anni fa, ma a colpi di dichiarazioni forti e spesso scioccanti il modo tradizionale di fare politica. Trump è un personaggio che, soprattutto durante la campagna elettorale, ha mostrato di considerare la capacità di influenzare i media e l’opinione pubblica più importante della realtà dei fatti. Con il suo linguaggio semplice ed efficace ha convinto. Ad uscire sconfitta dunque non è solo Hillary Clinton ma l’idea di una politica tradizionale. Offrire parole d’ordine convincenti e credibili è sempre più difficile e nessuno riesce ad imporre nuove chiavi interpretative per i grandi problemi mondiali a partire dalla crisi economica. C’è insomma una rivolta dell’elettorato nei confronti dell’establishment. E’ accaduto così anche nel recente referendum sulla Brexit in Gran Bretagna. La maggioranza del popolo britannico si è ribellata ad una decisione dell’esecutivo Cameron e ha individuato un’altra strada. Ora nessuno sa esattamente quale percorso imboccherà Donald Trump, cosa ha in testa e cosa accadrà adesso. Il Congresso è saldamente nelle mani del partito repubblicano ma in molti nel suo stesso schieramento non lo amano e lo contestano esattamente come i democratici. Nel suo programma elettorale c’è la cancellazione della riforma sanitaria di Barack Obama e così più di 10 milioni di americani rischiano di perdere l’assistenza medica. Ma più che ai problemi interni si guarda alla politica estera. Innanzitutto la Nato. Trump non considera l’Alleanza Atlantica un’istituzione essenziale come lo è stata dal dopoguerra fino ad oggi e ha già chiesto all’Europa di pagare di più. Un’America non più guardiana del mondo ma più vicina al gigante russo. Il rapporto instaurato con Putin potrebbe portare, ad esempio, gli Stati Uniti a lasciare ai russi la gestione del caos siriano. Una crisi complessa che non si risolve con ricette semplici. Eppure proprio la semplificazione è stata l’arma usata da Trump in campagna elettorale. Come ha scritto l’editorialista di Repubblica quella di Trump è stata “una campagna insurrezionale, rivoluzionaria, un’Opa ostile su un partito antico che ebbe come leader Abraham Lincoln, Dwight Eisenhower, Ronald Reagan. E’ riuscito perfino a farsi votare dai mormoni e dagli evangelici, lui che è al terzo matrimonio e si vantato di numerose conquiste e avventure extra-coniugali, fino alla ex modella di riviste per soli uomini che è la sua moglie attuale, Melania. In molti lo hanno descritto come un Silvio Berlusconi americano . E’ proprio da qui che bisogna partire. Donald Trump non ha inventato quasi nulla ma ha studiato modelli vincenti”.ù Ed è interessante capire e vedere come adesso questo fenomeno si allargherà all’Europa dove già esulta Marin Le Pen prossima candidata alle presidenziali francesi. E anche in Italia da Salvini a Brunetta a Grillo è un coro pro Trump. Dunque la possibile saldatura di personalità, che poco hanno a che fare con la politica classica, diventa il vero elemento di rottura che segnerà inevitabilmente il nostro immediato futuro.
edito dal Quotidiano del Sud