Una rete per la Valle del Sabato

0
330

 

Sugli aspetti organizzativi e le finalità amministrative e politiche della significativa marcia sulle questioni ambientali, dalla Novolegno all’area dello Stir di Pianodardine, è stato ampiamente scritto sulla stampa locale, in particolare sul nostro quotidiano. C’ero anch’io tra la tanta gente, in marcia, cittadini delle comunità limitrofe, amministratori, parroci, esponenti del volontariato e del laicato di ispirazione cristiana e non, tante associazioni. La percezione culturale e politica più immediata è stata quella di una democrazia associativa finalmente attiva, schierata sulla frontiera delle emergenze quotidiane più gravi, tra cui quella ambientale. In un momento come quello attuale in cui le tradizionali forze politiche e sociali vanno in affanno al solo pensiero di programmare mobilitazioni di massa, pur in presenza di motivazioni precise e condivise, la presenza di una democrazia associativa dignitosa e perseverante ha mobilitato migliaia di persone, nonostante il sole cocente e il periodo feriale. Allora una domanda: in questa nostra realtà culturale e politica irpina è possibile esprimere dal basso, attraverso la democrazia associativa, un’impronta civica al cambiamento necessario e desiderato? La logica della democrazia associativa non è tanto di esaltare il ruolo del volontariato e dell’associazionismo, di dotare le realtà del Terzo settore di una nuova politicità, ma è quella di risvegliare una politica assente e sonnolenta. Per questo diventa importante capire come sia possibile promuovere la partecipazione dei cittadini organizzati per la soluzione dei problemi sociali che le istituzioni e i partiti tendono a risolvere solo dall’alto, con prassi di mediazione funzionali solo alla loro sopravvivenza, letali per la sicurezza e la qualità della vita delle comunità amministrate. Nell’attuale tempo della globalizzazione non è pensabile assicurare efficaci politiche territoriali senza il coinvolgimento diretto del movimento dei cittadini e delle comunità locali. Le difficoltà di far avanzare la prospettiva della democrazia associativa è anche dovuta alla molteplicità dei soggetti sociali presenti sul territorio (associazioni di consumatori, Forum permanente del Terzo Settore, associazioni ambientali, associazioni familiari, cooperative sociali): la via strategica vincente è quella di condividere le esigenze organizzative, di mobilitazione e di proposta, afferenti alle grandi emergenze vissute come quella ambientale. È la via seguita, con pazienza ed intelligenza, dalle realtà associative che da parecchi anni si battono per la riconversione compatibile della Valle del Sabato. C’è ancora molto da fare se teniamo presente le sempre maggiori esigenze future della società civile, da quella locale a quella globale. Lo sforzo da compiere, con concretezza e intelligenza, è quello di ricucire una società strappata, attraverso una rete territoriale capillare che si riveli come connettivo credibile e solidale.
edito dal Quotidiano del Sud