Un’alleanza popolare per la democrazia

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E’ questo il titolo dell’appello pubblicato il 6 giugno a firma della giurista Anna Falcone, vicepresidente del Comitato per il No a referendum del 4 dicembre e dello storico dell’arte Tomaso Montanari. Il senso dell’appello è quello di chiamare a raccolta tutte le energie della società civile e dei soggetti associativi, politici e sindacali che si sono impegnati per riconfermare, attraverso il referendum, i valori della costituzione repubblicana, con l’obiettivo di far sì che nel prossimo Parlamento sia rappresentata anche la parte più fragile di questo Paese. E quanti, giovani e meno giovani, in seguito alla crisi, sono scivolati nella fascia del bisogno, della precarietà, della mancanza di futuro e di prospettive. Di dare voce a tutti coloro che da anni non votano perché non credono che la politica possa avere risposte per la loro vita quotidiana: coloro che non sono garantiti perché senza lavoro, o con lavoro precario. In altre parole l’esigenza è quella di ripristinare l’agibilità politica delle istituzioni rappresentative, ricostruendo quella trama di rappresentanza dei bisogni dei diritti, delle esigenze fondamentali delle persone che un sistema politico oligarchico, aveva lacerato. Ciò attraverso un progetto capace di dare una risposta al popolo che il 4 dicembre scorso è andato in massa a votare “No” al referendum costituzionale, perché in quella Costituzione si riconosce e da lì vorrebbe ripartire per attuarla e non limitarsi più a difenderla. L’invito è a realizzare: “un progetto che parta dai programmi, non dalle leadership e metta al centro il diritto al lavoro, il diritto a una remunerazione equa o a un reddito di dignità, il diritto alla salute, alla casa, all’istruzione. Un progetto che costruisca il futuro sull’economia della conoscenza e su un modello di economia sostenibile, non sul profitto, non sull’egemonia dei mercati sui diritti e sulla vita delle persone. Un progetto che dia priorità all’ambiente, al patrimonio culturale, a scuola, università e ricerca: non alla finanza; che affronti i problemi di bilancio contrastando evasione ed elusione fiscale, e promuovendo equità e progressività fiscale: non austerità e politiche recessive.” Un simile progetto che dovrebbe portare ad una lista unitaria, non si costruisce nelle stanze chiuse dei partiti oppure sommando le sigle dei vari soggetti politici a sinistra del PD, ma deve nascere attraverso un processo di partecipazione aperto, che parta dalle liste civiche già presenti su tutto il territorio nazionale, e che si apra ai cittadini, per decidere insieme, con metodo democratico, programmi e candidati. Del resto, il cuore di questo programma è già scritto nei principi fondamentali della Costituzione, e specialmente nel più importante: «Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale, e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese» (art. 3). “È su questa piattaforma politica, civica e di sinistra – conclude l’appello – che vogliamo costruire una nuova rappresentanza. È con questo programma che vogliamo chiamare le italiane e gli italiani a votare. Perché una sinistra di popolo non può che rinascere dal popolo.” Come fare a dar loro torto?
edito dal Quotidiano del Sud