Un’altra occasione per la Sinistra

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“Discutono del loro destino senza capire che dipende dalla loro natura. Risolvano il problema della loro natura, e avranno risolto il loro destino”. Le parole sono di Norberto Bobbio e riguardano la sinistra nel suo complesso. Il grande filosofo e giurista è scomparso nel 2004 ma la sua analisi è ancora di stringente attualità. La sinistra infatti non riesce a discutere della sua natura, di come affrontare le sfide del futuro e si rifugia in una opposizione ai leader del presente. In passato le manifestazioni contro Berlusconi, oggi quelle contro Salvini e le sue politiche contro gli immigrati. Tutto giusto e corretto ma per tornare a governare serve uno scatto in più. Le primarie del PD hanno incoronato Nicola Zingaretti come leader. Il nuovo segretario deve dare un’anima ad un partito che l’ha persa o forse non l’ha mai avuta.  Il PD rappresenta oggi un’Italia di minoranza. Quando è nato aveva il grande compito di unire le due culture post-comunista e cattolico-democratica. Per anni si sono cercate e annusate nella loro antica diversità ma mai riconosciute in una piattaforma comune. La prima sfida è dare una vera identità ad un centrosinistra ancora indistinto.  La crisi della sinistra non riguarda solo il nostro paese. In Europa dove pure le identità riformiste sono chiare e definite i partiti che le rappresentano sono entrate in un tunnel per ora senza uscita. Così anche le antiche esperienze del laburismo inglese, della socialdemocrazia tedesca, del socialismo mediterraneo, culture di progresso e di governo, di radicalità e di responsabilità, con ambizioni maggioritarie, oggi non sono capaci di parlare all’intero Paese.  Da noi il centrosinistra ha vinto le elezioni nel ’96 e nel 2006. Ha governato e ha prodotto una classe dirigente che ha provato a modernizzare il paese ma ha sempre dato la sensazione di provarci senza mai riuscirci. Politici anche di esperienza logorati dalle polemiche e dalle divisioni. Una zavorra troppo grande per sperare di riprovare a vincere. Ma è soprattutto mancata una capacità di reinventare un’altra politica pronta a sfidare una destra camaleontica che prima con Berlusconi e oggi con Salvini sa parlare ad un paese inquieto che tende ad affidarsi all’uomo forte di turno. Una identità non si può costruire sull’antiberlusconismo o sull’antisalvinismo. La battaglia del centrosinistra, come sanno bene i suoi elettori che nonostante tutto hanno continuato a votarlo, è quella di contrapporre ad una destra che punta sulle paure un’idea diversa di società, che cammina dentro il sentiero dell’accoglienza e della solidarietà, dei valori che definiscono culture e tradizioni comuni.  In questa situazione anche quando la classe politica del centrosinistra ha visto i problemi e li  ha denunciati per la loro pericolosità, ha poi risposto con una dose di litigiosità interna che ha fatto perdere credibilità e forza e dunque non è stata all’altezza delle sfida che doveva affrontare. Oggi c’è un’altra occasione.  Forse l’ultima. Tocca a Zingaretti e a chi lo accompagnerà nella nuova segreteria indicare una strada diversa da quelle precedenti.  Come ha scritto Claudio Tito “il dovere di Zingaretti è quello di cogliere tutto l’utile possibile per battere una coalizione di governo che si presenta senza un indirizzo per l’Italia. Deve ricomporre la rottura sentimentale con gli elettori che si è consumata nel 2018. Perché dinanzi ad un avversario che usa la demagogia senza freni, non basta dichiararsi in difesa degli ultimi. Serve un’azione concreta con un fronte capace di dare una ragione a quei cittadini preoccupati soprattutto delle sorti del Paese e del suo futuro. Senza lasciare alla Lega e ai Cinque Stelle di confondere il populismo con il popolo perché la complessità riformista dura decenni”.

di Andrea Covotta