Vanessa Incontrada: una di noi

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Di Monia Gaita

Ho molto apprezzato il gesto di Vanessa Incontrada di posare nuda per Vanity Fair.

Uno schiaffo all’umiliante stereotipo che ci vorrebbe tutte uguali, tutte magre, tutte toniche, tutte col naso dritto a punta sollevata, le labbra a canotto, i seni a palle di boccia, il lato B a pesca, alto, muscoloso e sodo.

Come se la donna fosse un biscotto in serie, una macchina sempre identica nel flusso di “esemplari degni” imposto dalla produzione di massa.

Come se la donna, sprovvista di certi requisiti, fosse un’auto di cui è vietata la vendita o la circolazione.

Come se la donna non fosse donna.

Una catena di lotti uniformi, monotoni e invariati a comporre una severa dittatura che andrebbe combattuta.

C’è una distanza da annullare tra la donna e il vigente canone di bellezza.

Confesso che mi piace la diversità.

Trovo attraente e sensuale la donna col naso storto, con le gambe grosse, le labbra senza filler a puntura di zanzara, le rughe fitte ed espressive che accompagnano i sorrisi.

Trovo avvenente la donna «difettata» che non si adegua agli standard di moda della perfezione, che si accetta come persona, col suo carisma, le sue pecche e i suoi nei, che fa delle piccole e grandi anomalie un rapporto di forza e convivenza equilibrato.

“Io sono quella che sono”—dovremmo imparare a dire—“Mi amo per come sono”.

Non c’è bisogno di far ricorso ai nastri trasportatori della duplicazione sequenziata.

È brutto vedere in giro donne in fotocopia.

Non esiste un’idea di bellezza senza uno spazio di discordanza e distinzione.

Pensiamo ai paesaggi dissomiglianti: le montagne, le colline, le pianure, le lunghe spiagge con le scogliere e il mare.

Sono belli perché sono dissimili.

Sono belli perché ognuno ci parla in modo originale e proprio.

Ecco perché ogni donna è un corpo libero con una voce, con un pensiero e un cuore mobili, mediazione e sintesi di grazia e meraviglia, di eterogeneità e proporzione, di tratti fisici individuali che non vanno rifiutati come una vergogna, che non vanno respinti come una malattia o un ospite indesiderato.

Non è ritrattando sé stessa che una donna diventa più vera.