Vedovato e il sogno dell’Europa, l’omaggio di Greci

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Tanti gli spunti di riflessione emersi dal convegno dedicato a Giuseppe Vedovato, tenutosi presso la sede del Municipio di Greci, nel decimo anniversario della scomparsa del deputato irpino, a cui è seguita l’intitolazione del largo antistante. Un confronto su “Giuseppe Vedovato. L’etica e il dialogo per la diffusione della cultura europeista” che ha visto confrontarsi il sindaco di Greci Nicola Luigi Norcia, il vicesindaco Aurelia Iole Martino, Bartolomeo Nicola Zoccano, Eugenio Gianni, presidente della Regione Toscana, Alfonso Andria, presidente centro universitario europeo per i beni culturali, l’architetto Carla Maurano, lo studioso Giulio Cipollone. Hanno voluto far pervenire un loro contributo alla riflessione Giovanni di Minno dell’Università Federico II, Vitaliano Esposito, procuratore della Corte di Cassazione e il professore Pellegrino Caruso. Studioso di relazioni internazionali, eletto deputato nel 1953, nativo di Greci, Vedovato entrò a far parte della delegazione italiana all’assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa, fino ad essere eletto Presidente dall’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa dal 1972 al 1975

E’ encomiabile la volontà di recuperare l’energia morale e gli insegnamenti del senatore Prof. Giuseppe Vedovato la cui figura e’ davvero carismatica, inserita a pieno titolo tra i grandi d’ Europa anche grazie a quel monumento realizzato da Aurelia Attili Bernucci, denominato ” Amor libri” a suggello di una vita dedicata alla cultura. La scultura presente a Strasburgo nel Palais d’Europe che ritrae l’illustre statista con quel suo testo ” Europa sperata, Europa possibile” conferma la piena dedizione dello statista alle istituzioni europee a cui dedicò anni della sua vita con energia, coinvolgimento ed entusiasmo. Ferma in lui fu la fede in un’Europa unita, pacifica e prospera di cui abbiamo tanto bisogno, dinanzi ai conflitti ed alle emergenze del nostro tempo. Mi auguro che il pomeriggio di studi sia il primo passo di una serie di iniziative volte a dare pieno onore ad un uomo originario di una piccola comunità, che ha saputo distinguersi a livello europeo come seppe fare l’altro irpino illustre Francesco De Sanctis, del quale cerco sempre di trasferire ai giovani quel ” Studiate e siate buoni; l’Italia sara’ quello che sarete voi”. Specularmente, sollevando lo sguardo a più ampie prospettive europee ed extraeuropee, non bisogna assolutamente rinunciare alla concretezza del sogno europeo e della interazione tra i popoli, possibile se non ci si stanca di fare sana politica a scuola educando i ragazzi al confronto ed all’impegno, giorno per giorno, nell’ ascolto degli altri. Quel che conta e’ restare accanto ai giovani, non lasciarli soli! Ogni azione didattico educativa deve fondarsi sull’ idea che la cultura non e’ stasi e sapere monolitico ma deve far percepire che per lo studio dei problemi e la ricerca delle soluzioni sono sempre possibili nuovi spazi, anche virtuali, per maturare i propri sogni e realizzare i propri desideri. Nel solco di maestri come ” I vagabondi efficaci” raccontati da Fernand Deligny, gli insegnanti devono saper essere anche ” deragliatori” capaci di affiancare e gestire i ragazzi nella loro naturale esuberanza da condividere, ma non da comprimere. Nei momenti difficili deve essere ancora più forte quella convinzione che fu di Dostoevskij che la bellezza salverà il mondo.Un quadro di Van Gogh o una poesia di Montale restano immortali a ricordarci la grandezza dell’uomo. Dobbiamo solo desiderare di trovare e trovare con il desiderio di cercare. Anche nella notte più scura le parole danno luce perché sono forma di possesso della realtà, come ho cercato di dimostrare con il percorso tematico “Per verba ad sidera” sotteso al mio impegno come membro del Comitato della Notte Nazionale del Liceo classico, lodevole iniziativa di Rocco Schembra che mira a difendere il valore dei classici che restano tali perche’ sono degni di essere imitati, proprio come il nostro Vedovato che seppe guardare in prospettiva, ” rectis oculis” al futuro dell’Europa. Questo è il momento di un accordo intergenerazionale, in cui trasmettere ai nostri ragazzi quella fermezza del sintagma ” rectis oculis” che Bentley, filologo del ‘ 700 che corresse ripetutamente Orazio volle sostituire al ” siccis oculis” tramandato in tutti i codici per dare l’idea che il timoniere di una nave, durante una tempesta, deve essere in grado di guardare con occhio fermo verso l’orizzonte. Solamente con la reciproca volontà di un cammino comune possiamo uscire dal disorientamento. Anche Socrate, il sapiente per eccellenza, non c’è più ma resta la sua lezione perché ci ha offerto una grande professione di fede nell’uomo che resiste anche dinanzi alla morte. Importante e’ non fermarsi, vivere il proprio tempo con la dovuta intensità, senza aver mai paura di cercare la luce. Ripenso all’epillio di Museo ” Ero e Leandro” , ove si fa riferimento al momento in cui il giovane Leandro, pur turbato dall’incertezza dei flutti, per andare incontro all’amata, senza negare il turbamento, affronta il mare in tempesta, perché l’Amore vince su ogni timore. Le storie della classicità ci aiutano ad affrontare momenti difficili della nostra vita personale o collettiva come nel caso della pandemia,da cui, solo in parte, stiamo uscendo come da una grande tempesta, che rende l’amore difficoltoso per le comunicazioni interrotte. Leandro diventa un maestro nell’attraversare i marosi per raggiungere l’amata, il suo obiettivo d’amore. È importante, però, che Ero tenga accesa la lampada, proprio come fanno i fari, che aiutano i naviganti nelle notti tempestose. Teniamo, dunque, accesa la grande cultura dei classici che ci aiuta ad attraversare ogni notte, in ogni tempo, nell’attesa di quell’aurora dalla dita rosee a cui e’dedicato il giornale di istituto del Convitto” Colletta”. Le lettere classiche restano un punto di riferimento dei nostri tempi, perché la cultura costituisce sempre un ponte di inclusione.E di ponti in luogo di mura ha bisogno la nostra Europa, come ribadiva il compianto David Sassoli, del quale e’ recente la scomparsa e vivo il rimpianto. La rievocazione di Circe, del Simposio, di Ettore e Andromaca, di Achille e Patroclo, di Catullo e della sua Lesbia sono tutte interpretazioni legate da un filo rosso: l’amore per il sapere, per se stessi, per l’altro, l’amore che ancora ci lega nonostante le distanze e i conflitti.
È l’ ‘Amor libri’ che si fa promessa di una filologia resiliente, in grado di recuperare quell’orizzonte di senso che ci porta, sulla scorta di Oazio, a “ferire sidera verice”, proprio come ha saputo fare Vedovato, che è entrato nel novero degli uomini grandi,”Campanus an Apulus anceps”…

Pellegrino Caruso