Viola Ardone si racconta in Biblioteca e agli studenti del Mancini: mi ha sorpreso l’abbraccio dei lettori. La legge Basaglia e l’utopia di liberare i matti dalla prigione dei manicomi

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“Non mi aspettavo quest’abbraccio da parte dei lettori per una storia che parla di disagio psichico. Il pubblico ha adottato la piccola Elba che nasce e cresce in un manicomio, ha amato profondamente la sua storia”. A raccontarsi è Viola Ardone, ospite della Biblioteca Provinciale. A introdurla Maria Consiglia Alvino e Maria Chiara Pizza. “Elba parla con il candore e l’innocenza che la contraddistinguono, ci invita a sospendere il giudizio, a mettere da parte lo stigma che di solito accompagna le persone affette da disagio psichico. Decisivo sarà, poi, l’incontro con il dottore Meraviglia, un medico basagliano che la riconoscerà, l’adotterà come figlia dell’anima e prova a liberarla dalla prigione di quel luogo. L’incontro tra questi due personaggi diventa il racconto della storia del paese negli ultimi 40 anni e dell’utopia di Basaglia di liberare i matti. Un’utopia bellissima ma che fa ancora fatica ad essere attuata con luoghi che continuano ad apparire come autentici parcheggi”. Un romanzo che si fa anche riflessione sul concetto di liberta: ‘ Per essere liberi bisogna sempre tradire le aspettative di qualcuno come fanno i figli del dottore Meraviglia che sceglieranno di non essere ciò che il padre voleva per loro. Allo stesso Elba ha paura della libertà e dunque di questo medico che mette in discussione ciò che è stata la sua vita”. E sulla caratterizzazione  linguistica del personaggio “Il linguaggio è fondamentatl per dare verosimiglianza al personaggio. Bisogna imparare a sentirne la voce quando si scrive. Ho immaginato che l’oblo’ della televisione fosse il suo sguardo sul mondo, così i personaggi di Love Boat o di Happy Days finiscono per diventare reali, Essendo i protagonisti dei matti ho volito fortemente lasciare delle zone d’ombra nella storia, così è difficile capire in alcuni casi se sono costruzioni della mente o figure reali”

In mattina il confronto al Polo giovani con gli studenti del liceo Mancini, che l’hanno travolta con le loro domande, nell ambito di un progetto fortemente voluto dalla Dirigente Paola Gianfelice

Nel corso del dibattito ha sottolineato quanto noi siamo il risultato delle letture di cui ci siamo nutriti. Non e un caso, ha spiegato, che l’incipit di questo romanzo contenga un naturale omaggio ad un passo di Fontamara di Ignazio Silone e il nome di un personaggio del libro, Aldina, ricordi la vicenda di Alda Merini.
Quindi ha posto l’accento sulla volonta’ di dare voce agli ultimi, agli emarginati, ai dimenticati. “In questo libro è stata la volta,  dei “matti” o almeno di quelli che I cosiddetti normali reputavano tali anche solo perché “maliziosi, seducenti, particolarmente loquaci, orfani”, rinchiusi in quelle discariche umane senza una diagnosi medica, ma con un aggettivo che ne sottineava la diversità e quindi la necessità di emarginarli per la loro potenziale “pericolosità”. Centrale l’omaggio a Basaglia e alla sua lotta politica. Ha messo in luce, a tal riguardo, come la legge 180/1980 sia figlia di un tempo di gradi rinnovamenti (nuovo diritto di famiglia, legge sull’aborto e sul divorzio etc), nei quali la coscienza civile e la partecipazione erano certamente più forti di oggi. Quindo l’appello a difendere queste libertà e diritti, che appaiono a rischio.