Voto tra caos e vecchia politica

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Loro tagliano i nastri, fanno annunci e promesse. E mentre parlano, lontano dalle prime file, i giovani riempiono treni, aerei e autobus diretti verso il Nord del paese o l’estero. E’ la vecchia politica che si agita alla vigilia dell’ennesimo tour elettorale. Così in Calabria, così in Campania. Così nelle zone interne del Mezzogiorno. E’ la politica vera che manca. Quella che da tempo non riesce più a rispondere ai bisogni delle comunità, alle sofferenze del popolo meridionale. Quella che crea il vuoto e costringe coloro che hanno il desiderio di credere in una società migliore a rifugiarsi in movimenti subito fulminati dalle scintille del sistema di potere. Come il popolo delle “sardine”, e prima ancora il Movimento 5 Stelle, “popoli” che scendono in piazza invocando il cambiamento ma, come nel passato, da antisistema approdano e si adeguano subito ai criteri della gestione del potere. Questo, purtroppo, si verifica mentre in particolare il Sud si spopola, la povertà aumenta, la sanità e i trasporti arrancano, travolti da antichi mali come clientelismo e trasformismo senza pudore. I cattivi eredi della politica del fare litigano su tutto: dall’assenza di in

frastrutture nel Mezzogiorno, alla delusione per gli effetti del reddito di cittadinanza. Senza tenere conto che i fondi stanziati dall’Europa per lo sviluppo del Sud molto spesso non vengono utilizzati come si dovrebbe. Ha la meglio la dilagante criminalità che funge da idrovora per buona parte delle risorse disponibili. Il peggio è che la maggior parte dei finanziamenti europei nel Meridione, a differenza del Nord, non viene utilizzata, o per assenza d

i progetti o incompetenza di chi deve applicare le norme. Un deficit a carico della classe dirigente, politica e burocratica del Sud. Così, in questi tempi, si continuano a fare promesse elettorali, si continua a parlare del nulla, ben sapendo che “del domani non v’è certezza”.

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