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C’è voluto più di un secolo per fare l’unità d’Italia! Guerre, sacrifici umani, martiri della libertà ed eroi della grandezza di Garibaldi, Mazzini, Cavour che contribuirono, con la monarchia sabauda ad unificare i vari statarelli, alcuni dei quali piccoli ancor meno di una regione. Dopo un secolo e mezzo e dopo che il fascismo ne aveva salvaguardato l’integrità territoriale e politica, in questi ultimi anni -anche per gli errori colossali dei partiti di centro- sinistra su alcune infauste riforme costituzionali, si rischia di spaccare tutto, di dividere l’Italia tra regioni ricche e regioni povere e tornare ad avere tante politiche quante sono le regioni che contano. Altro ché che Stati uniti d’Europa! E tutto grazie ai partiti che sono al governo e che hanno la maggioranza delle Camere per fare tutto da soli,ma non del Paese. Fratelli d’Italia, erede del nazionalismo del MSI e del fascismo, non vorrebbe un ulteriore frazionamento delle competenze, ma la lega di Salvini l’ha tra i suoi obbiettivi principali e, non a caso, è stato chiamato a coprire il ruolo di ministro delle Regioni, quel Calderoli che è reputato esperto della materia, uno dei saggi (?!)che predispose la riforma costituzionale di Berlusconi, naufragata, e una legge elettorale che lui stesso definì una “porcata”. Poveri noi! Siamo passati da Cavour e dai padri costituenti a Calderoli e Salvini! L’equilibrio tra la Lega e i Fratelli d’Italia si troverà probabilmente sulla contemporanea istituzione dell’autonomia differenziata e dl Presidenzialismo con i risultati imprevedibili e dirompenti anche verso l’Europa verso la quale ogni Regione avrà la sua politica. E veniamo alla bozza Calderoli per avere un’idea di quello che il Governo ed il Ministro delle Regioni si apprestano a fare, da soli – come prevede la Bozza- e senza il concorso del Parlamento che non entrerà nel merito delle materie oggetto del passaggio. L’art. 1 della futura legge “ …definisce i principi generali per l’attribuzione delle funzioni, … nonché le modalità procedurali di approvazione delle intese fra lo Stato e una Regione.” Ogni Regione, cioè, farà da sola con il nuovo metodo. L’atto di iniziativa spetta alla singola regione (art 2) e il negoziato avviene tra il Governo o il ministro delegato per poi essere approvato dal Consiglio dei Ministri e inviato alla Commissione parlamentare per le questioni regionali per il parere. Quindi predispone uno schema di intesa tenuto anche conto delle osservazioni della predetta Commissione e contestualmente un disegno di legge di mera approvazione dell’intesa che viene presentata al Parlamento per l’approvazione a maggioranza assoluta senza entrare nel merito dell’intesa. Prendere o lasciare. L’art.3 prevede l’approvazione da parte del Governo dei livelli essenziali delle prestazioni solo dopo l’approvazione della legge da valere per la sanità e la scuola che, insieme con la tutela dell’ambiente, la cultura e la tutela e sicurezza del lavoro, possono entrare nella legislazione regionale. Ne frattempo si continuerà a finanziare le Regioni con il metodo della spesa storica. Successivamente (art 4) “… I costi standard e i fabbisogni standard …saranno determinati dalla Commissione tecnica. E al comma 2 “L’intesa di cui all’art. 2 individua altresì la riserva di aliquota e le compartecipazioni al gettito di uno più tributi erariali maturata nel territorio regionale, tali da consentire l’integrale finanziamento delle funzioni trasferite…” E’ la famosa autonomia finanziaria per la quale le imposte prodotte nella regione restano alla regione salvo un contributo di solidarietà. Le materie che si potranno trasferire alle Regioni sono pressoché tutte con l’eccezione di quelle della Difesa della Giustizia proprie di uno Stato Nazionale. Particolarmente preoccupante è la regionalizzazione della istruzione, della sanità, dell’ambiente e delle politiche del lavoro sulle quali si è scritto e parlato tanto sui media e sui social. I sindacati sono pronti alla mobilitazione. Le opposizioni saranno in grado di bloccare questo pericoloso disegno?

di Nino Lanzetta

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