Goldoni, tra umanesimo e tecnologia

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1) Il tuo profilo di ingegnere informatico  e scrittore di fantascienza  è un modo per conciliare quell’apparente scissione tra umanesimo e tecnologia?
Sicuramente il primo alimenta il secondo. Mi è sempre piaciuta la fantascienza nella quale la parte scientifica sia preponderante. Ho bisogno di condire i miei romanzi con ambientazioni e concetti realistici. A parte il primo patto narrativo di natura fantasiosa, il lettore deve trovarsi a suo agio tra concetti reali o, perlomeno, realistici. Adoro la fantascienza introspettiva e psicologica, ritengo che l’essere umano abbia innumerevoli sfaccettature ancora poco studiate e che meritano attenzione. Il metodo scientifico invocato da Galilei ha dato un enorme impulso alla tecnologia, facendo uscire l’Uomo da periodi bui, ma fu lui stesso ad appellarsi a “il libero filosofare circa le cose del mondo e della natura”. Umanesimo e tecnologia non devono competere e non devono porsi in antitesi: entrambi possono guidare l’Uomo attraverso i loro insegnamenti.
2) Il tuo primo libro è “Progetto Mnemosyne”, in  riferimento  alla dea della memoria, madre delle Nove Muse? Da quale di esse ti senti affascinato? Ti seduce più Urania o Calliope?
Il libro tenta di approfondire alcuni aspetti della memoria e quanto i ricordi siano importanti per l’Uomo: noi siamo i nostri ricordi. Quello che siamo e’  il risultato di un percorso attraverso ricordi sia piacevoli che bui che ci hanno forgiato e fatto diventare quello che siamo. Il riferimento alla Dea della memoria è, dunque,  voluto.I meccanismi del cervello sono ben poco noti, spesso attribuiamo a corto-circuiti o immaginazione alcuni eventi che viviamo frequentemente come i deja-vu e i sogni. Non sarebbero spiegabili meglio se ipotizzassimo che il cervello non è la sede dei ricordi ma solo la chiave per raggiungerli? Qui l’apporto della mia professione è forte: il cloud l’abbiamo inventato noi per sopperire alle limitazioni di capacità della memoria, possibile che la Natura, in milioni di anni di evoluzione, non ci abbia mai pensato?
Essendo anche un appassionato di astrofisica, direi che la mia Musa sia assolutamente Urania. A Calliope  ho, pero’,  lasciato un ruolo nel mio secondo libro, anche se  non proprio positivo. Purtroppo al giorno d’oggi chi ‘ha una bella voce’ (che voglio tradurre in “apparire, postare sui Social, farsi notare a tutti i costi” ) spesso sovrasta chi sviluppa idee. Apparire prima di essere non è bello! Sforziamoci nel trovare risposte non preconfezionate.
3) Il tuo ultimo lavoro “Progetto Dedalo” è intestato a quell’abile architetto a cui Lucrezio assegna anche la “Daedala tellus”, simbolo di perfezione di cui gli uomini disprezzano ed ignorano l’irripetibilità. Futurologi ipotizzano che l’attenzione a vite possibili su altre pianeti sia indice di un rischio sempre più  concreto di una Terra invivibile. Quanto vedi tutelata la sostenibilità ambientale?
Oltre all’aspetto di Terra come creatrice di bellezza evidente ma allo stesso tempo complessa e oscura che evidenzia Lucrezio, il riferimento va all’architetto della mitologia greca creatore del famoso labirinto, nonché padre di Icaro.  Questo perché nel mio secondo romanzo i protagonisti scoprono che, pur raggiungendo i ricordi, non è sempre possibile da essi ricostruire la situazione che riproducono, mancando altri contesti quali le sensazioni, i suoni, i profumi che li circondano e, non ultimo, il percorso fatto dal detentore degli stessi per viverli. Anche i ricordi vanno cioè vissuti vivendo il percorso effettuato lungo il labirinto della vita,  percorso pericoloso che sta percorrendo anche la Terra verso una distruzione dell’essere umano da lui stesso causata. Voglio, tuttavia, essere fiducioso nelle nuove generazioni. La mia ha sfruttato le risorse offerte nel nome dell’interesse e dell’eccessivo benessere. Al momento attuale non vedo segnali effettivi di svolta in questo percorso di distruzione, la Natura troverà soluzioni che non necessariamente, se non ci attiviamo, saranno le migliori per l’Uomo, sicuramente saranno quelle che permetteranno a Lei di sopravvivere.
La ricerca di nuovi esopianeti o di civiltà aliene non e’ associabile a questo declino, fa parte della necessità innata che l’Uomo ha di porsi domande, forse sperando che le risposte risolvano i problemi interni, ma non è così.
4) “Progetto Mnemosyne” è stato redatto prima della pandemia, “Progetto Dedalo” matura nel lockdown e viene pubblicato in un periodo di apparente rinascita. Quanto  credi che il tuo metodo di scrittura  ne abbia risentito?
Non me lo ero ancora mai chiesto. Io sono un ottimista per natura, nonostante quello che sta succedendo nel mondo. Ho pubblicato il mio primo romanzo, “Progetto Mnemosyne”, a 55 anni, dopo oltre 40 passati a leggere di tutto (soprattutto fantascienza). “Progetto Dedalo” è una logica conseguenza, nato dal fatto che avevo in mente un mio percorso di crescita come scrittore e di evoluzione nei concetti che tento di trasmettere con le mie opere. Non so quanto la pandemia abbia influito sul mio stile di scrittura, nonostante ne sia stato pesantemente colpito, il virus non compare in questo ciclo di racconti, almeno per ora.
5) I protagonisti dei tuoi romanzi vanno alla ricerca dello scomparso  Prof.Denver. Quanto è importante recuperare i maestri scomparsi? 
Il maestro davvero saggio non vi invita ad entrare nella casa della sua sapienza, ma vi guida sulla soglia della vostra mente. [Khalil Gibran]
Non  penso solo a quelli scomparsi ma anche a  quelli che ci attorniano continuamente e ci segnalano la via da percorrere, la scelta da intraprendere,  la soluzione da adottare. Perché maestro non è solo una persona, un saggio, un professore… ” Maestro” è tutto ciò che ci ha aiutato a crescere:  un evento, una frase, un albero osservato da un punto di vista insolito, un paesaggio al tramonto, una spiaggia all’alba, qualunque cosa, se osservata e non solo guardata ha qualcosa da trasmetterci.
6) Il percorso tematico scelto dagli studenti del Convitto “Colletta” di Avellino è stato programmaticamente intitolato “per verba…ad sidera” ad indicare che la padronanza  delle parole si traduce in sicurezza di vita da indirizzare ad orizzonti di senso. I tuoi drabbles muovono in questa direzione?
Assolutamente sì. I drabbles, poco noti in Italia ma molto diffusi nei Paesi anglosassoni, sono racconti di esattamente cento parole (in realtà alcuni editori accettano lievi oscillazioni attorno a questo numero). Per me sono una sfida. Racchiudere in così pochi vocaboli un incipit, una trama e un finale e’ uno stimolo affascinante. Padroneggiare la lingua è fondamentale in uno scrittore per cui mi sono messo alla prova. Alcuni sono pubblicati sul mio sito www.mircogoldoniautore.com. Parafrasando Manzoni posso dire, “ai lettori l’ardua sentenza”
7) Ti dichiari ammiratore dello scrittore russo Isaac Asimov. In un momento storico che vorrebbe cancellare pure Dostoevskij e far scendere dal podio maestri russi, come si può utilizzare l’arte per conciliare i popoli?
L’arte ha il grande vantaggio di parlare una sola lingua, quella dei sentimenti, che si esprimono attraverso letture, suoni, balli e immagini. Purtroppo gli obbiettivi di chi detiene il potere alcune volte sono altri. Colpevolizzare una persona, un artista o anche un intero popolo per colpire la vera causa della sofferenza mi sembra triste. Posso capire lo sdegno, ma il bersaglio è sbagliato.
8) La cultura  classica prediligeva la trilogia come forma di compiutezza…a chi intesterai, se ci sarà, il terzo Progetto…?
Prendo sempre spunto dai classici, per cui posso anticipare che ci sarà. Non ho ancora deciso quale sarà la figura prescelta, probabilmente resterò nell’ambito della mitologia greca, fonte inesauribile di risorse anche per uno scrittore di fantascienza. Non sono, in un certo senso, concetti simili? In autunno dovrebbe uscire un mio nuovo romanzo di genere fantascientifico, che esula da questo ciclo di Progetti, che affronta aspetti climatici e sociali. Anche in questo caso il titolo richiama una figura mitologica, non più greca ma celtica.
A presto!
Pellegrino Caruso