Il futuro della destra italiana

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Giorgia Meloni, nello scorso fine settimana, ha riunito la conferenza programmatica del suo partito. Una scelta dal sapore antico con la presenza di oltre mille delegati, lontana dall’attuale politica virtuale fatta di tweet e like. Tre giorni a discutere di politica anche con personalità non legate a Fratelli d’Italia come, ad esempio, l’ex ministro Tremonti, l’ex Presidente del Senato Pera, il magistrato Carlo Nordio e il sociologo Luca Ricolfi. Un modo – come ha spiegato Massimo Franco – per velare la carenza di classe dirigente sfoggiando ex esponenti un tempo vicini a Forza Italia o alla Lega e che suona come una presa d’atto implicita o forse come attesa, del declino non solo del berlusconismo ma anche del salvinismo. Un’iniziativa, comunque, diversa dalla routine dei politici attuali, seppur Giorgia Meloni non ha rinunciato alla caratteristica di questi tempi, e cioè un leader al comando che si fa incoronare dal suo popolo. L’obiettivo è quello di dimostrarsi affidabile e capace di fronte all’establishment politico e finanziario, in vista delle elezioni politiche del 2023 ma contemporaneamente attenta al suo elettorato che grandi passi in avanti, sulla strada di una destra europea e conservatrice, negli anni ne ha fatti pochi. L’altra novità è quella di presentare una sorta di pantheon, come si usa fare adesso, per dimostrare di avere un passato a cui guardare. Nomi non propriamente di destra come Pier Paolo Pasolini o lo scrittore russo Fëdor Dostoevskij citatissimo in questo periodo. Va dunque seguita l’evoluzione di Fratelli d’Italia che ha incassato anche una sorta di riconoscimento da parte di Enrico Letta che probabilmente immagina un nuovo sistema imperniato a destra sulla Meloni e a sinistra sul Pd. La priorità per entrambi è eliminare questo bipolarismo asfittico costruito da piccoli recinti nei quali ognuno pianta la propria bandierina. Almeno a parole è proprio la politica dei recinti che vorrebbe abbattere la Meloni e non a caso ha scelto Milano per la sua conferenza programmatica, perché la capitale lombarda non è solo uno snodo fondamentale per chi vuole governare il Paese, ma è anche la roccaforte della Lega e la città di Berlusconi, i suoi alleati-rivali, nella corsa a Palazzo Chigi. La Meloni deve fare breccia in un mondo che ha guardato sempre a destra ma nella direzione prima di Forza Italia e poi della Lega, e cioè piccole imprese, lavoratori autonomi, professionisti, insomma una borghesia che vuole governare e non stare a guardare. L’elettorato che ha “costretto” Salvini a dire sì all’ingresso nel governo Draghi. Compito di Fratelli d’Italia è dunque quello di provare a rinnovare l’identità della destra italiana che in passato non è mai riuscita ad emanciparsi dalla sua tradizione. Una sfida ambiziosa che la Meloni deve affrontare in una stagione complicata che avrebbe bisogno di una freschezza di argomenti visto che la pandemia e la guerra stanno cancellando sogni e speranze.  Il passo in avanti la Meloni lo ha compiuto schierando chiaramente il suo partito nella guerra in Ucraina al fianco dell’alleanza atlantica nonostante l’amicizia con il premier ungherese Orban che resta filo Putin. La collocazione internazionale passa per un’Europa diversa da quella attuale “confederale e non dei burocrati” per usare la sua espressione. E poi le battaglie identitarie in difesa della famiglia tradizionale e contro l’immigrazione clandestina. Vedremo cosa accadrà nel futuro della destra italiana, per il momento visto che è stato inserito dalla stessa Meloni nel suo Pantheon, non va dimenticata la lezione di Pasolini che sosteneva “l’Italia non ha avuto una grande destra perché non ha avuto una cultura capace di esprimerla. Essa ha potuto esprimere solo quella rozza, ridicola, feroce destra che è il fascismo”.

di Andrea Covotta