Il rischio calcolato di Draghi

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La diversità di analisi dell’attuale situazione pandemica, tra il livello politico  e mondo scientifico, ci porta immediatamente a pensare che, nella verità dei fatti, il  “rischio ragionato” di Draghi non ha nessun fondamento scientifico, ma è un evidente ”Compromesso”. Le ragioni, le spinte mediatiche pressanti, l’urgenza tutta politica di tale compromesso sono a tutti note. La gente comune, frattanto, benché desiderosa di riacquistare le proprie libertà relazionali interrotte, vive un ulteriore momento di perplessità e di paura, ben sapendo che il virus galoppa velocemente e non conosce compromessi.

Tanto premesso non siamo in pochi ad interrogarci: che cos’è veramente il “compromesso”?Termine che appartiene sempre più ricorrentemente al linguaggio politico attuale. Parola anche demonizzata ,compromesso letteralmente significa “promettere insieme ”deflettendo dai propri valori e, di conseguenza, opacizzando la propria identità .A tal proposito ne sanno qualcosa quei politici cattolici che ,benché radicati nei loro principi etici, hanno dovuto praticare il “compromesso “come   prassi politica diffusa per convincersi ,alla fine, che la politica è pluralità di punti di vista e ricerca di soluzioni condivise. Sulla complessa materia compromissoria è stato scritto molto e, credo,si scriverà ancora :fra i tanti scritti a riguardo ho avuto modo di leggere il libro di Amos Oz ,scrittore israeliano, dal significativo titolo “Contro il fanatismo” .In questo libro l’autore sostiene che l’opposto del compromesso non è l’integrità di pensiero ma la morte. A sostegno di questa sua tesi sottolinea l’infinito conflitto tra israeliani e palestinesi. La  mancanza di compromesso genera morte perché non c’è condivisione degli obiettivi da raggiungere. Il compromesso, però, non dev’essere inciucio che nasconde sempre le ragioni vere dell’intesa, Nel nostro caso delle preannunciate   riaperture non è possibile non avvertire il rischio dell’approssimazione, anche se Popper diceva che le verita’ scientifiche sono verita’  approssimative. Ma cosa significa operare con verità in politica? Piu’ esattamente è  possibile  esercitare l’azione politica rispettando il diritto alla verità? Ancora ,c’è connessione  efficace  e raggiungimento dei risultati positivi tra concreta pratica politica e la  la verità? In sostanza se il “rischio ragionato “ di Draghi porterà a dei risultati  non negativi il teorema della  non connessione tra verita’ scientifica e politica sara’ dimostrato e quindi  rimarranno smentiti coloro che hanno ravvisato un “ossimoro” nell’espressione di Draghi, cioè l’accostamento, nella medesima locuzione, di concetti contrari. Nel quadro di questa complessa situazione pandemica non sono pochi quelli che invocano il diritto alla verita’: verità sulle mascherine, verità sull’arrivo dei vaccini, sul numero effettivo dei morti per covid e via dicendo. Credo che oggi si debba invocare il diritto ad una verità che favorisce  il bene , l’ascolto, il dialogo e la responsabilità. Quello che va  condannato con determinazione è la pratica “dell’avvelenamento del pozzo” e attualmente di “pozzi avvelenati” è pieno il dibattito politico e la propaganda elettorale permanente. Papa Francesco , sul tema della verità, parla di teologia in ginocchio, incompiuta, di un approssimarsi alla verità che è sempre fatica, umiltà, riconoscimento dei diversi contributi che ci possono venire offerti.Possiamo, quindi, rienvocare l’esigenza di una polifonia sociale feconda, costruita con l’ascolto, la responsabilità e la solidarietà.

di Gerardo Salvatore