La nota della società in merito alle dichiarazioni rese a mezzo stampa dai soci di minoranza Sampietro e Alborea

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In merito alle dichiarazioni rilasciate dai soci di minoranza Giuseppe Sampietro e
Pasquale Alborea alla testata giornalistica online “Il Ciriaco”, la S.S. Felice Scandone,
nella persona del liquidatore Luciano Basile, intende fare alcune precisazioni.
Innanzitutto è opportuno operare una distinzione tra il ruolo di membro del Consiglio
di Amministrazione e quello di socio, troppo spesso sovrapposti e confusi all’interno
dell’articolo. L’uscita dal CdA, infatti, non comporta la perdita del ruolo di socio, né
tantomeno il decadimento degli obblighi che ne derivano.
Un’altra precisazione doverosa riguarda la dichiarazione posta in apertura dell’articolo:
“Se c’è qualcosa da pagare, e questo è comunque dubbio, va dimostrato”. Non spetta
infatti alla società dimostrare i crediti vantati nei confronti dei soci di minoranza, ma sono
i soci stessi a dover provare di aver effettuato i pagamenti a cui erano tenuti. Se la storia
delle imprese sportive della Scandone è scritta nei libri e negli annali del basket, infatti,
quella contabile e societaria è scritta nei bilanci, approvati da tutti gli ex membri del CdA,
nonché dai soci, e depositati presso la Camera di Commercio. Al loro interno è possibile
rinvenire l’elenco dettagliato e preciso degli importi dovuti.
Appare inoltre poco credibile che le affermazioni del liquidatore Basile siano risultate “una
grande e poco piacevole sorpresa” per i soci di minoranza, in quanto le stesse
dichiarazioni, comprensive di nomi e cognomi, erano già state rese alla stampa a gennaio
2020, tant’è che alcuni avevano anche già manifestato la loro volontà di provvedere e
saldare le pendenze in questione.
Bisogna infine puntualizzare che i crediti vantati rispetto alla Scandone da alcuni soci di
minoranza, anche essendo eventualmente oggetto di contenzioso verso la società sportiva,
nulla hanno a che vedere con il loro ruolo di soci di minoranza. Si tratta infatti di vicende
completamente distinte e, qualunque sia l’esito del contenzioso in atto, non esimerà alcun
socio dal versamento delle quote dovute.