Le parole e la violenza

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A cosa serve un anniversario? Serve a ricordare l’importanza di quel che si celebra e a far accendere i riflettori su un determinato problema. Pertanto anche questo giorno dedicato alla eliminazione della violenza contro le donne, istituito nel 1999 dalle Nazioni Unite,  deve servire a far riflettere su quanto si è fatto e su quanto resta da fare sulle disparità di genere e sulle discriminazioni che ancora oggi esistono sulle donne, senza spegnere i riflettori il giorno dopo come, purtroppo, spesso accade. Per uscire dalla violenza bisogna parlarne. Ed è un dramma che non conosce distinzione di classe né di Paesi.

Libertà, lavoro, retribuzione, diritti, parità in gran parte del mondo ancora non sono stati ottenuti dalle donne, e in alcuni ambiti sono ignorati o peggio calpestatia volte con violenza. Ma la violenza che, in alcuni uomini,arriva a forme fisiche estreme spesso inizia da piccoli segnali. È il caso di ricordare il detto:“Il demonio si nasconde nei dettagli”.Alcuni anni fa, la presidente della Camera, una donna, Laura Boldrini, ha fatto un richiamo agli onorevoli e ai mezzi di comunicazione sull’uso del genere appropriato quando si parla di una donna. Molti, uomini, le hanno fatto notare che sa di “stonato” dire “la ministra”, “la sindaca”, “la presidente di …”. Io ci vedo qualcosa di “gattopardesco” in questo che forse vuole nascondere l’idea di passate epoche patriarcali in cui le donne devono stare in cucina, vicino alla lavatrice, crescere sette figli e che alcuni ruoli non sono consoni a loro e pertanto bisogna ancora pronunciarli e scriverli al maschile anche quando il ruolo è assunto da una donna.La grammatica italiana non dice questo, ma dà ragione alla presidente Boldrini. La grammatica italiana lo spiega dettagliatamente: “Le terminazioni dei nomi di condizione e di professione se sono “o” diventano “a” come servo serva, quindi sindaco diventa sindaca, architetto diventa architetta, ministro diventa ministra, e continua:i nomi in “ante”, “ente” non cambiano per esempio garante, parente e così via. ”In Germania quando la Cancelliera Angela Merkel ha assunto la carica di “Cancelliere” nessuno si è scandalizzato che si dicesse “Cancelliera”.

L’uso delle parole è importante. L’uso del femminile nel linguaggio è un segnale molto importante, perché anche questo significa rispetto del genere, al contrario, non usarlo può esprimere sottomissione o, in alcuni casi, violenza. Sergio Zavoli diceva: “Rispettate le parole. Tutto quello che dite ha una responsabilità enorme.

Altro “dettaglio” che ritengo importante è l’intitolazione di aule, teatri, istituti, strade, piazze… Nella stragrande maggioranza sono intitolati a uomini. A Torino su oltre mille strade solo 27 sono intitolate a donne. Neanche il 3 per cento. Cioè su 100 strade 97 sono intitolate a uomini. Provate a verificare questa proporzione nella vostra città. Sono certo che avrete un risultato analogo. Che tipo di messaggio può inviare un tale dato? Riflettete.

Questi non sono più “dettagli” ma segnali forti, perché ci ricorderanno della importanza della donna tutte le volte che lo leggeremo, ogni volta che lo scriveremo ogni volta che lo diremo ogni volta che lo udiremo. Sia oggi la giornata per riflettere e capire che rispettare l’altro significa per prima rispettare sé stesso, e rispettare la donna significa onorare la vita. Basta violenza.

Michele Zarrella